Editoria Precaria (ma non solo)

Tra disoccupazione e precariato selvaggio

Vuoi davvero lavorare in editoria? Ma fallo, figlio mio!

Insomma, pare che lo stagno di disoccupazione e mala occupazione in cui mi ritrovo non cambierà per molto tempo e nella ricerca di qualche “valida” alternativa esploro e metto il naso in ambienti che per me sono un mondo nuovo, come la traduzione e l’insegnamento di italiano agli stranieri. Per non buttare via quello che ho fatto finora, mi dico.

Labyrinth Here?E la prima cosa che salta in mente è: sono tutti settori saturi. Ed è anche quello che si evince leggendo nei forum o nei gruppi specifici dedicati a questi argomenti: gente che ha le palle così piene del mancato riconoscimento economico e professionale che spinge chiunque si avvicini ad allontanarsi a gambe levate.

Nessuno meglio di me conosce la frustrazione, la stanchezza, la delusione e la rabbia che derivano dall’aver scelto una professione che difficilmente darà da vivere, che si colloca in un percorso insidioso dove c’è abbondanza di competizione, bassezze, furbizie, truffe, prese in giro, sfruttamento e dove non c’è ombra di dignità.

Se qualcuno mi chiedesse un consiglio, del tipo: «Vorrei fare il giornalista o il redattore», probabilmente la prima reazione sarebbe una risata isterica. Ovviamente. Ma mai e poi mai mi sognerei di ammazzare gli entusiasmi altrui e mai e poi mai gli direi di non farlo.

Certo, ci sono alcune cosa da considerare e che metterei bene in luce:
wolverine_vector_by_leofiger-d4a587l1. Se vuoi fare il giornalista/redattore e, al contempo, guadagnare molti soldi e in fretta, allora hai sbagliato tutto.
2. Se vuoi fare il giornalista/redattore pensando che contino solo la passione, la buona volontà e la bravura, allora sei proprio ingenuo e in meno di un anno sarai tagliato fuori.
3. Se vuoi fare il giornalista/redattore senza sfoderare sciabola, denti da licantropo, artigli di Wolverine e veleno da vipera, non ce la farai.
4. Se vuoi fare il giornalista/redattore senza mettere in conto almeno un paio di esaurimenti nervosi (o attacchi di ansia, panico o depressione), allora non ci siamo.
5. Se vuoi fare il giornalista/redattore, devi considerare che la tua etica sarà messa alla prova un milione di volte. E sta a te non perderla, per non perderti.

Questo perché bisogna essere realisti. E va bene. Ma il fatto che la mia esperienza (e quella dell’80% delle persone che fanno il mio mestiere) sia di questo tipo, non significa che lo sarà anche per gli altri. Chi sono io per decretare l’insuccesso delle persone? Che ne posso sapere io se chi mi parla ha in sé, potenzialmente, le chiavi di un successo che io nemmeno posso immaginare?

right-238370_640In fondo il giornalismo non cesserà mai di esistere, così come i libri e tutte le professioni legate a questi ambiti. Ci sarà sempre chi se ne occupa, in un modo o in un altro, che io non posso conoscere a priori. Il fatto che io sia arrivata al MIO limite di sopportazione, non può influenzare il mio giudizio su chi si avvicina a questa professione, se chi lo fa è spinto davvero da una motivazione grande come l’Everest e sente di volerci provare dal profondo del suo essere.

Con le dovute premesse, d’obbligo, in onore all’onestà, probabilmente sarebbe più utile consigliare quale strada prendere nell’infinito dedalo delle professioni “della scrittura”: specializzarsi il più possibile in un ambito (quello finanziario, per esempio, va alla grande, anche se fa schifo ai più), andare all’estero e seguire corsi di giornalismo in inglese, non avere la puzza sotto al naso e fare qualsiasi lavoro purché pagato dignitosamente (non abbassarsi alle regole del “pur di lavorare lo faccio gratis” perché non portano da nessuna parte), non dimenticare che l’importante è pagare le bollette e non avere la firma su un giornale, preparasi a una guerra che metterà alla prova tutte le proprie capacità, non chiudersi altre strade che con l’editoria non c’entrano nulla.

Ma se uno è pronto a farlo, ha l’elasticità mentale che a me, per forza di cose, si è consumata, non posso certo permettermi di mortificare la sua buona volontà. Certo, sarebbe più facile che diventasse ingegnere aerospaziale o ingegnere, forse. Ma, anche qui, non posso saperlo.

L’importante è rimanere fedeli a se stessi, restare centrati e non perdersi d’animo, valorizzare i propri punti di forza e puntare su quelli, aprendosi alla vita e alle sue possibilità, senza chiusure. E chissà che poi non ci portino in un luogo diverso da quello che pensavamo, per scoprire che era proprio quello dove volevamo arrivare.

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16 commenti su “Vuoi davvero lavorare in editoria? Ma fallo, figlio mio!

  1. NonnaSo
    11 giugno 2014

    eemmenomale che non volevi ammazzare l’entusiasmo altrui!! ahahahah

    • Bia
      11 giugno 2014

      ahahahah! Però non direi mai “Scegliti un’altra strada” solo perché a me è andata male. Ad altri può e va bene, anzi, alla grande. Poi sì, cose vanno dette per quello che sono in realtà (‘na schifezza!).

      • NonnaSo
        11 giugno 2014

        va beh ma un sano “te l’avevo detto io” a conti fatti, pii ci sta, vero??

      • Bia
        11 giugno 2014

        aaaaaaah be’, se poi ci si lamenta ci sta eccome! diciamo che il consiglio più spassionato che darei è di andare via da qui… così in un modo o in un altro non ci si scontra con certe bassezze tipiche italiane da “te l’avevo detto!”. Magari ci si scontra con altre, ma non con queste!

      • NonnaSo
        11 giugno 2014

        io ad esempio il consiglio di andar via non lo darei. non sono così convinta che “la fuori” ci sia tutta sta eldorado che ci dipingono… boh

      • Bia
        11 giugno 2014

        No, infatti, non lo è, anzi. Ma almeno è diverso, le difficoltà da affrontare sono altre da queste e si ha la possibilità, al contempo, di confrontarsi con persone e culture diverse. Per cui, per quanto possa essere difficile, ci si arricchisce. Poi certo, tutto dipende da un sacco di fattori…

  2. Alessandro Madeddu
    11 giugno 2014

    Scegliti un’altra strada è sempre il consiglio migliore, per quasi tutto 🙂

    • Bia
      11 giugno 2014

      ahahaha ma no daiiii!

      • Alessandro Madeddu
        11 giugno 2014

        Vuoi studiare scienze sociali? Scegliti un’altra strada.
        Vuoi imparare a suonare il violino? Scegliti un’altra strada.
        Vuoi istruirti? Scegliti un’altra strada.

        Vedi, funziona sempre 🙂

      • Bia
        11 giugno 2014

        ahahah è vero… non posso nemmeno contare le volte che lo hanno detto a me per Filosofia. Ma tant’è, ogni strada ha le sue difficoltà e Filosofia l’ho fatta eccome 😀

      • Alessandro Madeddu
        11 giugno 2014

        Ce la siamo cercata, insomma.

      • Bia
        11 giugno 2014

        e alla grande…

  3. Ilse
    12 giugno 2014

    Ciao Bia, se penso a quanta rabbia mi faceva chi, al tempo, mi sconsigliava sdegnato la laurea in Lettere… della serie “come si permette?che ne sa lui/lei di che futuro roseo mi costruirò!”… ecco vabbè. Se potessi tornare indietro ascolterei di più, ma mi sono ripromessa di non fare il gufo con il mio prossimo…. avvertirlo, essere sincera, questo sì, ma senza emettere sentenze definitive (anche se le penso). A proposito di tornare indietro nel tempo, nella mia continua ricerca di qualcosa di vagamente consolatorio, mi sono imbattuta in un telefilm canadese che si chiama “Being Erica” e te lo consiglio vivamente, Lo guardo in streaming, in inglese con sottotitoli in italiano ed è diventato per me un appuntamento quotidiano che mi riconcilia un po’ con me stessa. Son messa male eh 🙂 un abbraccio

    • Bia
      12 giugno 2014

      Ciao Ilse, è sempre un piacere leggerti e ti capisco in tutto… Anche io avevo lo stesso “sdegno” verso chi mi sconsigliava filosofia e anche io spesso penso “se tornassi indietro”…
      Ma la vita va avanti invece!

      Being Erica? Non lo conosco! Mi hai dato un’ottima dritta, lo vado subito a cercare: 1. è canadese e adoro tutto ciò che è canadese 2. è in inglese e mi aiuta doppiamente 3. me lo consigli tu e mi fido di te! 🙂
      Un abbraccio anche a te!

      • Ilse
        13 giugno 2014

        Ma grazie Bia, che cara!!! 🙂 Being Erica sta aiutando un sacco anche me a ripassare l’inglese e ci sono degli spunti interessanti… Fammi sapere se ti piace!
        un bacio e scrivi scrivi che io ti leggo sempre!

    • Bia
      23 luglio 2014

      Chissà se ti arriva una notifica e se leggerai questo commento… ma dovevo assolutamente dirti che sono diventata Erica addicted! ADORO quel telefilm, appuntamento fisso ormai, sono alla fine della seconda serie e lo trovo GENIALE.
      Sei stata un mito a consigliarmelo 🙂 😀
      Un abbraccione!
      ps. come stai?

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