Editoria Precaria (ma non solo)

Tra disoccupazione e precariato selvaggio

La rabbia del precario in editoria

rabbiaeditoriaNon so se è solo un problema mio (parrebbe così, secondo alcuni), ma ho notato un lento evolversi della mia sfrenata passione per il lavoro editoriale.

Quello che mi ha spinto verso questo mestiere di redattore è stato l’amore per il lavoro con la parola scritta, con i libri, con le informazioni e con la loro divulgazione. Un amore spassionato che mi ha guidato con determinazione a entrare nel mondo chiuso dell’editoria italiana. Una volontà di ferro, che è tipica di tutti i redattori, precari o meno, che si sono fatti strada da soli, senza raccomandazioni.

Negli anni, però, non ho potuto fare a meno di constatare che questa volontà si è trasformata in rabbia. Dapprima latente e, oggi, del tutto manifesta. Una rabbia rancorosa, tipica dell’innamorato deluso. È la rabbia di chi vede sfumare tra le mani un rapporto potenzialmente felice, un amore che, fondamentalmente, non è corrisposto.

L’amore che un redattore prova per il lavoro che svolge è costantemente infangato dall’oggetto del suo amore. E daje e daje, dopo anni e anni, questo può far incazzare anche la persona più mite. Il gioco di illusione-delusione è costante come uno stillicidio:

• illusione è ciò che caratterizza l’inizio di ogni nuova collaborazione: è un’azienda seria, il lavoro è pagato il giusto, potrebbero esserci prospettive;
• delusione è l’immancabile epilogo: l’azienda paga in ritardo e a fatica, sono più le tasse che quello che si percepisce, le prospettive giocano al ribasso, quando e se ci sono.

Non sono mai stata una persona iraconda o che cede facilmente alla rabbia e forse questo è il mio problema: porto tutto dentro, con il risultato di essere una bomba pronta a esplodere. Ma, cari miei, questa bomba io la lancio: rabbiosa sì, ma kamikaze no!

Non è possibile che il lavoro del redattore sia così svalutato dalle aziende stesse, non è possibile che la qualità di un prodotto editoriale non conti più per nessuno, non è possibile accontentarsi sempre di una vita a metà, non è possibile non avere alternativa.

Non è possibile, in teoria, ma lo è eccome! E quindi la rabbia sembra inevitabile: rabbia da scaricare sul sistema, su se stessi, sul mondo ingiusto, malato e marcio, sulle scelte fatte con il cu…ore, sull’editore incapace, sfruttatore e truffaldino, sulle politiche del lavoro che parlano di tutti tranne che dell’editoria.

Ho deciso che non voglio più essere rabbiosa. Non fa parte di me e non voglio far crescere qualcosa di così malato.

smile

 

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Un commento su “La rabbia del precario in editoria

  1. Pingback: La rabbia del precario in editoria (di PhilosoBia) | Evaporata narratrice

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