Editoria Precaria (ma non solo)

Tra disoccupazione e precariato selvaggio

Perché vorrei andare (a vivere) in Canada

3376165676_b665563404Il “sogno canadese” si è insinuato circa 10 anni fa, quando ero su un treno diretto a Genova. All’epoca sapevo solo che in Canada fa freddo e che nei film americani spesso i delinquenti si rifugiavano lì. Perché poi? Mah. Non ero mai stata in Canada e non ho mai nemmeno pensato di fare un viaggio là, all’epoca. L’unica cosa che sapevo era la canzoncina che mi cantava mia nonna:« Avevo una casetta piccolina in Canadà, con vasche, pesciolini e tanti fiori di lillà…».

Che cosa c’entra, dunque, il Canada con Genova? Nulla, in apparenza, ma non per me. Quel viaggio in treno è impresso nella mia mente come fosse ieri. Ero precaria, ovviamente, stavo andando a uno dei Saloni che poi, negli anni, avrei odiato, ma che all’epoca mi sembrava il paradiso. Mi sentivo impavida, padrona della mia vita, della mia carriera, del mio futuro.

VanessaWilliamsHWoFMar2012Finché, come spesso mi capitava quando viaggiavo spesso in treno, la vicina di posto (che chiamerò signora C.) si mette a chiacchierare con l’altra vicina, proprio di fronte a me. Non mi ricordo da che cosa l’Italia era trafitta, allora, ma parlando di Paesi civili, leggi e lavoro, la Signora C. se ne esce con questa frase: «È per questo che io non tornerò mai a vivere in Italia. Anche per i miei figli. Sono in Canada da quale anno ormai ed è proprio un altro modo di vivere. Non esiste la burocrazia che abbiamo qui, le scuole, i mezzi di trasporto, le poste funzionano, il lavoro è gestito con criterio e, soprattutto, è meritocratico. E poi sto troppo bene, non riuscirei mai a tornare indietro, in tutti i sensi».

HarpijOra, la Signora C. avrà avuto 40 anni, eppure aveva un sorriso così fresco che il mio, acido come solo quello di una precaria illusa può essere, a confronto con il suo sembrava quello della strega di Biancaneve. E avevo 26 anni. Scesi da quel treno con il mondo che mi tremava sotto i piedi, ma non diedi peso a quella sensazione e camminai decisa verso il Salone, cacciando via pensieri cupi (trovate un po’ l’errore esistenziale in questa storia!).

Ora sogno ancora il Canada, sogno almeno di poterci fare un viaggio, un giorno. E di inebriarmi con le sue bellezze. Non chiedo di più, ma non posso evitare di chiedermi che cosa sarebbe stato di me se avessi dato ascolto a quella vocina… quella vocina che mi urlava di stare sbagliando tutto.

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Un commento su “Perché vorrei andare (a vivere) in Canada

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