Editoria Precaria (ma non solo)

Tra disoccupazione e precariato selvaggio

Italiano: 20 espressioni ed errori comuni da evitare

i_want_you_to_use_grammar_by_scnal-d3r9vhyA volte non ce ne accorgiamo, ormai sono entrati (purtroppo) nella “scrittura corrente” e quando li leggiamo è come se scivolassero tra le righe dell’italiano “correggiuto” che fa parte del nostro quotidiano. Gli errori da evitare quando si scrive (ma anche quando si parla), in verità, vivono tra noi come clandestini e spesso li condoniamo.

Ma se teniamo alla nostra lingua almeno un po’, più di quanto teniamo alla nostra patria, diciamo, ecco che cosa potremmo correggere quando scriviamo (o parliamo o leggiamo…).

1. Qual è: no, non ci va l’apostrofo, anche se il vostro migliore amico lo usa sempre su Facebook.

2. Ad, ed, od: la d eufonica serve per separare la congiunzione a o e dalla parola che la segue, ma solo quando questa inizia con la stessa vocale. Non è un errore se la si utilizza anche in altri casi, tuttavia la sua funzione è quella di evitare cacofonie (o difficoltà di pronuncia) e rendere più fluida la frase, quindi non abusiamone. Esempio: «Pensare ed agire» è tanto brutto, mentre «Pensare ed elaborare» suona come un’armonica 🙂 . Eccezione: quando le parole sono troppo ricche di vocali è sempre meglio usare la d eufonica per evitare uno scioglilingua: «Aiuola ed alberi» è decisamente appropriato. Discorso a parte per od, che è tanto brutto da poter cadere in disuso, per quanto mi riguarda.

3. Per esempio: ricollegandomi al discorso sulla d eufonica, è molto meglio usare “Per esempio” che “ad esempio”, perché il secondo viola la regola generale per cui va usata solo con vocali identiche.

4. Soggetto + verbo: il soggetto e il verbo non vanno mai separati dalla virgola, nemmeno quando nel parlato facciamo una pausa. È un errore grave! Esempio: «Paolo, andava a casa» non è ammissibile, mentre diverso è il caso del “vocativo”: «Paolo, va’ a casa», dove Paolo in questo caso è parte del complemento di vocazione (isolato dalla frase).

5. Qui e qua: c’è anche la filastrocca «Su qui e su qua l’accento non ci va». E non aggiungo altro.

6. Sto, sta, fa: idem come sopra, non vanno accentati, mai.

7. Se stesso e sé: si accenta il se solo quando non è seguito dalla parola stesso, per distinguerlo dalla congiunzione se.

8. Accenti (regole generali): si distinguono gli accenti grave (è, à, ì) e acuto (é). In italiano tutte le parole accentate utilizzano gli accenti gravi, tranne che per le congiunzioni (perché, affinché, poiché, né, purché, benché ecc.). Per le parole monosillabe, si accentano quelle che possono creare ambiguità: da (congiunzione) e (voce del verbo dare); di (congiunzione) e  (giorno); la (articolo) e (avverbio di luogo); si (pronome riflessivo) e (affermazione); li (pronome oggettivo) e (avverbio di luogo); ne (avverbio) e (congiunzione negativa); te (pronome) e (bevanda).

9. Un po’, fa’, da’, va be’: l’apostrofo serve per indicare quando la parola è tronca. Un po’ è l’abbreviazione di “un poco”, per cui a po (che è tronco) si aggiunge l’apostrofo. Stessa cosa per gli imperativi fai (cade la i) che diventa fa’, e dai che diventa da’, mentre va bene diventa va be’. Esempio: Da’ retta a tuo cugino.

10. Un’arma – un armaiolo: si mette l’apostrofo solo dopo l’articolo indeterminativo femminile (quando è tronco, ossia quando la parola inizia per vocale), al maschile non si mette mai.

11. Ventitré, trentatré, quarantatré ecc: sono accentati (accento acuto, come perché).

12. Desse: il congiuntivo imperfetto del verbo dare è desse e non dasse.

13. Non c’entra: quando ci si riferisce alla pertinenza di qualcosa a un argomento (o situazione) si utilizza il verbo “entrarci”. Esempio: Lui non c’entrava in quella compagnia; il discorso che fai non c’entra con il mio. Si distingue così dal verbo “centrare” (fare centro).

14. Entusiasta: è un aggettivo che si usa anche al maschile singolare (“entusiasto” non esiste).

15 Irruente: è più corretto utilizzare questa forma (che deriva dal latino) e non le forme più comuni “irruento” e irruenta” (orribili).

16. Ognuno: non ci vuota la i (“ogniuno” è sbagliato).

17. Affatto: ha valore positivo e non negativo, significa “del tutto, interamente”. Quindi: «Non mi è affatto simpatico» significa che non mi è simpatico; «Hai fame?» «Affatto» significa che si ha fame, quando probabilmente si voleva dire Niente affatto (cioè, non ho fame).

18. Le dico, porto loro ecc.: i pronomi devono concordare con il nome che sostituiscono. Il complemento di termine spesso è causa di errori, mentre le forme corrette sono: «Di’ a Lucia che le voglio bene», «Non ho detto loro di andare a casa» (sbagliando spesso di semplifica al maschile: «Di’ a Lucia che gli voglio bene», «Non gli ho detto di andare a casa»).

19. Che cosa…?: nelle interrogative è meglio usare sempre Che cosa… e non il solo Cosa. Esempio: Che cosa hai fatto oggi?; Gli ho chiesto che cosa avesse fatto.

20. Attenzione al doppio oggetto: è facile che nel parlato si utilizzi il pronome in modo sbagliato, raddoppiando il complemento oggetto. «Lei il viaggio lo ha fatto da sola» è sbagliato perché il lo si riferisce al viaggio ed è una ripetizione; la forma corretta è «Lei ha fatto il viaggio da sola». Oppure: «Il pranzo l’ho preparato con Luigi» è sbagliato, la forma corretta è «Ho preparato il pranzo con Luigi».

Annunci

25 commenti su “Italiano: 20 espressioni ed errori comuni da evitare

  1. evarachele
    25 febbraio 2014

    Finalmente!!!!!!!Ti ringrazio davvero perché non se ne poteva più!!! va bene l’itagliano scarreggiuto, ma a tutto c’è un limite!!!
    Eva 🙂

    • Bia
      25 febbraio 2014

      ahahah grazie grazie, anche se non ho detto niente di nuovo mi sa 😉

      • evarachele
        25 febbraio 2014

        No ma molto spesso ci si dimentica delle basi!!!Tristezza infinita 😦

      • Bia
        25 febbraio 2014

        vero… io pure eh, a volte faccio degli strafalcioni 😀

      • evarachele
        25 febbraio 2014

        Io anche sono la prima che ogni tanto scrive o dice delle schifezze ehehehehehe il tutto sta nel rendersene conto in tempo!

      • Bia
        25 febbraio 2014

        esatto 😀

  2. Evaporata
    25 febbraio 2014

    Essendo un’autrice che scrive come parla, bado molto all’estetica del testo poiché il mio stile è così semplice da richiedere almeno l’agilità di lettura.
    Il ripassino è molto utile perché gli errori da te segnalati spesso fanno lo sgambetto pure a chi usa le parole per mestiere.
    😀

    • Bia
      25 febbraio 2014

      Io inciampo spesso 🙂 Grazie mille!

  3. Pingback: Italiano: 20 espressioni ed errori comuni da evitare (di PhilosoBia) | Evaporata scrittrice

  4. Bia
    26 febbraio 2014

    L’ha ribloggato su PhilosoBiae ha commentato:

    Vi rimando al mio articolo sugli errori più comuni da evitare in italiano, che a volte (io per prima) capita di commettere senza accorgersi!

  5. Un'estetista tra i mulini
    26 febbraio 2014

    Bene. Ormai io non ci capisco più nulla tra italiano, inglese e olandese!!! Tra poco parlerò solo a gesti!

    • Bia
      26 febbraio 2014

      Ma l’olandese, tra l’altro, mi sa di difficilissimo… vero? Aiut’!

      • Un'estetista tra i mulini
        26 febbraio 2014

        Sì parecchio… è simile al tedesco ma anche all’inglese (apple/appel e si legge alla stessa maniera!)

  6. pani
    26 febbraio 2014

    Se stesso e sé.

    Se non sbaglio l’accademia della Crusca spinge per usare sempre il sé ma io la penso come te e “se stesso” continuo a non accentarlo.

    • Bia
      26 febbraio 2014

      Sì, ci sono opinioni discordanti a riguardo, poi il bello è che sul sito dell’Accademia della Crusca ci sono continue evoluzioni, però sé stesso non mi piace proprio!

  7. janefademerrick
    1 maggio 2014

    Davvero un utile decalogo, grazie!

  8. gianni
    4 dicembre 2014

    21 qualcun altro – anche lui viene bistrattato
    Sulla regola 7 ci sono tanti pareri, credo che l’Accademia della crusca, per quanto possa valere, l’abbia derubricato dai reati mortali accettando un po’ tutto…

    Spero non cada mai il baluardo dei pronomi maschili e femminili. 😀

    • Bia
      4 dicembre 2014

      Hai ragione, anche perché l’italiano, come tutte le lingue, è in continuo divenire e anche le regole più banali prima o poi saranno superate… piaccia o meno. Metteremo anche noi la “s” finale, ogni tanto, al bisogno 😀

  9. RobDesideri
    26 marzo 2015

    Perdonami ma questa non me la potevo far sfuggire visto l’argomento.
    Cito testualmente dal post:

    “8. Accenti (regole generali): si distinguono gli accenti grave (è, à, ì) e acuto (é) […] 11. Ventitré, trentatré, quarantatré ecc: sono accentati (accento grave, come perché)”

    Ma insomma questa “é” è accentata grave o acuta??
    In simpatia 🙂

    Roberto 🙂

    • Bia
      28 marzo 2015

      oh mammina santa! hai ragione,appena posso correggo, grazie!! 😉

      • RobDesideri
        21 aprile 2015

        Prego, per così poco 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 25 febbraio 2014 da in Al lavoro! con tag , , , , , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: