Editoria Precaria (ma non solo)

Tra disoccupazione e precariato selvaggio

La solitudine dei numeri precari

Non sono tanto l’incertezza, lo sfruttamento, i compensi ridicoli, i compensi che non ci sono. È il fatto di dover affrontare tutto ciò in completa solitudine che aliena il precario.

precario1Sì, forse quando ti va bene in azienda non sei l’unico sfigato a progetto, a chiamata, a termine, a singhiozzo e a “pertosse“. Forse c’è qualcuno come te che, in segreto, condivide le stesse tue pene. Forse in pausa pranzo qualche parola sulla condizione di merda in cui si è finiti ci scappa. Forse.

Non sempre, perché nei settori più competitivi (editoria in primis) tra precari non si instaura facilmente questo sentimento di solidarietà. C’è piuttosto una diffidenza enorme che fa da muro tra i precari. Perché mai come in questo caso mors tua vita mea.

S/W Ver: 85.83.84PIl “progetto” più avanzato, che è precario da più tempo, che è riuscito a non impazzire negli anni passati magari a suon di lacrime, spintoni e sangue, è quello più pericoloso. Perché è riuscito  instaurare un rapporto di fiducia con chi conta, con l’assunto responsabile, che sarà colui che spingerà verso un’ipotetica assunzione del precario. Il precario di lunga data non parlerà mai con voi di precariato e se osate confidargli qualche cosa, sarete presto completamente disoccupati.

Il progetto più giovane, dal canto suo, ancora non ha sputato sangue, non si è spaccato le ossa, non ha pianto a fine giornata perché doveva pagare il gas. E quindi vive ancora sulla nuvola felice del “faccio il lavoro più bello del mondo, non importa se precario“. Di che cosa volete parlare con lui? Non vi ascolta, non vi capisce, vi considera vecchi dentro, assatanati e ingrati. Certo. “Ci rivediamo tra 10 anni”, pensate. E di solito è il migliore alleato (leggasi picciotto) del precario più avanzato. Perché lavora come un mulo e sta zitto. Anzi, peggio, sorride ed è felice di farlo per 3 calci nel sedere e una manciata di euro.

MANOVRA: STOP A REINTEGRO, PER PRECARI SOLO INDENNITA'Il progetto “sfigato”, come me, che si è rotto di lavorare a singhiozzo, a chiamata o “a morbillo”, si ritrova praticamente solo sia quando lavora sia quando non lavora. Se capita di riuscire a superare il muro della diffidenza con qualcuno che, come lui, oscilla tra il giovane e l’avanzato, si apre il vaso di Pandora. Insieme possono lamentarsi, piangere, sfogare le proprie repressioni. Ma poi ci si saluta. E di solito è un “Arrivederci al prossimo contratto“.

E poi c’è il valzer del “dopo”. Chi, da precario, è stato assunto di colpo diventa amico degli assunti (per forza). Sarà sempre carino con voi, perché sa bene cosa state vivendo, ma è una sorta di compassione che, sotto sotto, non può gratificarvi, anzi. Può umiliarvi. Perché lui sì e io no? Uscite presto dall’incubo, perché questa domanda può portarvi al manicomio.

2473468868_467ee2c395_bC’è chi invece ce la fa a cambiare settore. Wow. Lui ce l’ha fatta. Se ne è andato. È il faro della speranza vera. Ma, giustamente, capita spesso che chi ce la fa se ne è andato davvero lontano. Australia? America? Tasmania? Ovunque, ma lontano anni luce dal mondo del precario. E se non lo fa fisicamente, di sicuro lo fa mentalmente. La distanza, comunque, è la stessa. Impossibile trovare in lui un appiglio concreto per non affondare. Vi sentirete abbandonati. Soli, tanto per cambiare.

Non resta che trovare conforto nelle amicizie, negli affetti. Certo, non in quelli che ti considerano un “non lavoratore” perché non timbri un cartellino, uno che è disoccupato anche se lavora più di tanti altri, uno che segue i suoi sogni senza i piedi per terra, un imbecille insomma. Questi no, questi evitiamoli, anche se sono, forse, il 90% dei nostri conoscenti.

Ma poi, il vero dramma della solitudine, si declina quando ci sono problemi seri. Il mutuo da pagare, genitori che non possono più sostenervi, la disoccupazione inevitabile. O una malattia, per esempio. E qui chi vi aiuta? Vi rimando a due link, che non necessitano di ulteriori miei commenti: Il tumore non è uguale per tutti e il blog di Daniela Fregosi, una “donna coraggio” che ha tutto il mio sostegno, per quanto possa valere, speriamo qualcosa.

Se volete dare anche il vostro: xfjc

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3 commenti su “La solitudine dei numeri precari

  1. Pingback: La solitudine dei numeri precari (di PhilosoBia) | Evaporata scrittrice

  2. nonnadietroilvetro
    28 febbraio 2014

    Dal mio comodo punto di vista di lavoratrice a tempo indeterminato volevo dare a te e a tutti voi la mia solidarietà, soprattutto a Daniela. E’ poco ma è accompagnato dall’interesse al tema della stabilizzazione dei lavoratori “autonomi” nell’ambito del mio posto di lavoro.
    Volevo anche dirti che oltre a scrivere benissimo i tuoi articoli li illustri pure con immagini precise, divertenti, che colgono nel segno e attirano l’attenzione. Bravissima e sempre in bocca al lupo!

    • Bia
      28 febbraio 2014

      Ma grazie! Per la tua solidarietà ai precari, per la tua solidarietà a Daniela (che sento vicina) e per leggermi. Sono tutte cose niente affatto scontate. E grazie anche per i complimenti, che ricambio perché ti seguo sempre con molto interesse. La tua voce “dietro il vetro” è una testimonianza preziosa 🙂

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