Editoria Precaria (ma non solo)

Tra disoccupazione e precariato selvaggio

Schizofrenia da precariato

Entri in ufficio, saluti, se ti va bene ti rispondono e se sei proprio un figo c’è anche un posto, una scrivania per te, altrimenti hai una saletta a parte ovviamente senza alcun computer, che tanto non ti serve, no? Ma se ti va male dividi la scrivania con un altro precario. Fa niente, la vicinanza aiuta lo scambio di energie positive. Ti guardi intorno e vedi loro, gli “assunti”, con scrivanie straripanti di carte inutili, telefono, penne, computer con uno schermo a 10 mila pollici.

one-flew-over-the-cuckoos-nest-scene_480_posterRidi alle battute che gli “assunti” fanno tra di loro, per partecipare, o per interpretare meglio il ruolo di fessa, non si sa. Poi ti accorgi che ti coinvolgono solo con gli sguardi perché hanno bisogno di un pubblico che li aduli. Pazienza, sei lì anche per questo, forse, per far sentire sul piedistallo qualcuno che non ne ha uno.

Quando si parla di “colleghi” tu sei automaticamente escluso, eppure te ne parlano come se fossi un analista. In fondo sanno che tu non puoi giudicare, devi ascoltare, annuire e se proprio sei in confidenza accennare un luogo comune. Come molti analisti fanno agli inizi, insomma.

Se poi c’è la pausa caffè (che nessun assunto si fa sfuggire, nemmeno se sono oberati di lavoro) e ti chiedono di andare, tu puoi rifiutare una o due volte, ma alla terza ti tocca accompagnarli. Pazienza se hai ogni volta l’imbarazzo di non avere chiavette per le macchinette del caffè e devi ogni volta recitare la scenetta: «No dai, ti ricarico la chiavetta, non offrire sempre tu, ce li ho 60 centesimi, giuro, me li ha dati la mamma prima di uscire». Ma loro ci tengono a offrirtelo, questo cazzo di caffè. Almeno la prima volta. Poi accettano magicamente i tuoi 60 centesimi.

imm_LAVOROPRECARIO_blocSi parla di shopping, di politica, di massimi sistemi del mondo. Hanno anche il buon cuore di dire che l’Italia non va mica bene, così. MAI E POI MAI ACCENNANO PERO’ AL PROBLEMA DEI PRECARI e della disoccupazione giovanile. Come mai? Sarà perché sono sensibili… certo, sarà sicuramente perché sono sensibili e brave persone. Non è colpa loro, in fondo, se io sono una precaria. Questo è vero. Ma quindi… perché fare finta di niente? Sensibilità estrema.

Quando si deve parlare della tua retribuzione sembra che ti stanno offrendo finalmente il Santo Graal. Loro, magnificenti, hanno questo grande buon cuore di offrirti un contratto a chiamata per un mese, tu devi metterti a disposizione (uhm…) e poi ti pagheranno anche, sai? Come fai a non sentirti una privilegiata? Loro con i loro occhioni ti dicono che TI PAGHERANNO! Certo, dipende da quante volte ti chiameranno quoto mese. Certo, alla fine quindi non si sa quanto. Certo, se ti scrivo una mail alle 19 dicendoti di venire il giorno dopo tu devi scattare, fa niente se devi fare 50 km. Certo, il contratto lo vedrai alla fine di questo mese, mica prima eh.

E se osi dire che magari hai una visita prenotata, devi andare in banca, devi fare i famosissimi fatti tuoi (in fondo da disoccupata potresti permettertelo), loro si offendono. «Ma come?! Ti sto offrendo un lavoretto per un mese! UN MESE! A chiamata!». Eh, cavolo. Tu, precario, DEVI sentirti grato. Se non lo sei, fatti qualche domanda.

lavoro-precario

Finito questo mese, poi, magicamente si dimenticheranno anche il tuo nome. Quel nome che si sono sforzati di ricordare per non farti sentire un esiliato, quel nome che hanno imparato a fatica ma che ci tengono a pronunciare per farti capire che per loro non sei un numero. Quel nome si cancellerà come per magia. E tu ti chiedi: «Ma sono davvero esistita come ombra, fantasma, precaria nei loro uffici?». Chissà. Ma in fondo, un mese, che cosa vuoi che sia? È un niente. È un nulla. È una virgola, ma è un refuso.

E poi ti viene anche chiesto perché non sei contenta che questa grande azienda ti ha offerto, a 36 anni, di lavorare per un mese intero con loro. Ma come fai, non sei contenta? Ma come? Fai anche la schizzinosa? Non vuoi lavorare? E no, certo che no, io sono una scansafatiche, ovviamente, che però scatta ad ogni chiamata per farsi 50 km per pochi euro. E poi, il dimenticatoio. E ma devo sorridere, certo.

Rimane lo specchio a ricordarti che almeno una persona sulla faccia di questa terra non si dimenticherà mai di te. E, anzi, devi PREGARE affinché quella persona riflessa nello specchio non si dimentichi mai di ascoltarti e volerti bene.

Advertisements

9 commenti su “Schizofrenia da precariato

  1. Pingback: Schizofrenia da precariato (di PhilosoBia) | Evaporata scrittrice

  2. NonnaSo
    3 febbraio 2014

    omg.. avrei potuto scriverlo io questo articolo con una sola differenza… quando mi è capitato1. li ho mandati a quel paese (e scrivetemelo sulla tomba che non ho voglia di lavorare, per quel che me ne frega) 2 . ho detto di no al caffè, visto che non sono una nevrotica stupida impiegata che deve far passare il tempo o tenersi sveglia nella sua noiosissima vita con 10mila caffè e altrettante chiacchiere inutili e ipocrite.
    ma l’ho detto col sorriso sulle labbra eh.. tanto dopo un mese si son dimenticati di me ❤

    • Bia
      3 febbraio 2014

      guarda… sto facendo una fatica a portare a termine il mio dovere in questo modo… Ma mai più, davvero. Mai più. Col sorriso, sempre 🙂 😉

      • NonnaSo
        3 febbraio 2014

        col sorriso sempre, lo so che lo sai……. ma anche un vaffa ogni tanto, in amicizia!!

      • Bia
        3 febbraio 2014

        ahahahah ovvio 😀 ce l’ho qui pronto in tasca…

      • NonnaSo
        3 febbraio 2014

        sprecali, sprecali i fanculini… anzi adesso te ne mando un po su Facce, così li sprechi a piena mani 😀

  3. Kika
    3 febbraio 2014

    Grande NonnaSo!! Così bisogna fare, ci vogliono precari e senza i diritti degli “stanziali”? E allora noi sfruttiamo i nostri, di diritti. Non possono avere la botte piena e la moglie ubriaca; se vogliono qualcuno sempre disponibile allora che lo assumano stabilmente. Oppure lo paghino di più, proprio per la disponibilità. È difficile sottrarsi perché a un compenso non si dice di no, ma se tutti ci ponessimo certi limiti saremmo più rispettati (es: io sotto un minimo sindacale di paga oraria non scendo, anche se di proposte inferiori ne ho ricevute..). Comunque Bia, anche se non lo confesseranno mai forse neanche a se stesse, stai certa che tra le “colleghe” ce n’è qualcuna che ti invidia perché odia quel posto ma è costretta a restarci a vita…

    • Bia
      3 febbraio 2014

      eh sì lo so, più di una sicuramente. Non puoi immaginare la mia soddisfazione ogni volta che il mio piedino esce da quell’ufficio… 😀

  4. Pingback: Schizofrenia da precariato | PhilosoBia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: