Editoria Precaria (ma non solo)

Tra disoccupazione e precariato selvaggio

Perdere l’amore (per il lavoro)

Love-Your-JobÈ successo all’improvviso. Non ero pronta per quel tipo di amore, ma è successo. Complice una virgola fuori posto, che mi ha svegliato l’istinto sopito a correggerla. O, forse, galeotto è stato quel senso di essere utile al mondo contribuendo alla cultura: “questo libro è uscito anche grazie a me!” O, ancora, il piacere di lavorare con la parola scritta, l’arma più potente e meno capita dell’universo.

Non so bene quale sia stata la scintilla, sta di fatto che, esattamente 10 anni fa o poco più, Cupido mi ha colpito al cuore e ogni mia fibra e ogni mia sinapsi si sono scatenate per consentirmi di fare il “mio lavoro”: la redattrice. Un amore che mi ha dato soddisfazioni incontenibili, ma anche tante mazzate sui denti.

In 10 anni ho vissuto ciecamente: era l’amore che mi accecava, una passione smodata e che mi arricchiva. A volte, più semplicemente, era il sentirmi nel posto giusto a fare la cosa giusta. Non importava molto come, dove, con chi o perché: mi sentivo nel mio posto nel mondo.

E poi stop. Ci si ferma. Un’interruzione forzata, ma comunque un modo per analizzare.
Analizzare: per me non è mai stato semplice, ma con gli anni ho imparato che è fondamentale e credo dovrebbero inserire delle ore di lezione già nei licei: “Analisi di se stessi”. Non era mica un cretino quel tal oracolo che disse: «Conosci te stesso». (Cacchio: com’è che nel terzo millennio ignoriamo le basi della vita a volte?)

Conoscitestesso

Ad ogni modo, analizza qui e analizza lì, sono stata costretta a giungere a una amara verità: non sono più innamorata. La passione si è spenta. Logogata. Sfilacciata. Distrutta. Calpestata. Violentata. Umiliata.

Amo sempre il lavoro di redazione, come idea, sia chiaro: le sue splendide qualità che mi hanno fatto “perdere la testa” sono rimaste e sempre rimarranno. È il mio rapporto con esso che è cambiato. La motivazione, la spinta, le energie, la voglia, la passione, la cura: queste si sono disperse.

Perché? Be’, sarebbe bello dire “incompatibilità di carattere” o “ho avuto un colpo di fulmine per un altro”. Ma non è così. Si è spento tutto, in modo semplice e ineluttabile.

Analizziamo, quindi:
• il lavoro che sosteneva e alimentava la mia dignità professionale è gestito come se fosse volontariato (tu lavori per passione? Bene, allora io posso anche non pagarti);
• credevo che la qualità fosse un valore, nel momento in cui si fanno libri (o anche riviste, ma in questo caso è più scontato), invece è solo una rottura di palle che fa perdere tempo: bisogna vendere e basta, chissenefrega dei refusi o delle castronate. Il mondo vuole ammazzarsi di Coca Cola? Noi gliela forniamo;
• se fai la redattrice, sei una professionista solo sul curriculum; nella realtà sei una polla da spennare a piacimento, ogni qual volta che l’editor ne ha bisogno. E la colpa è solo tua: «Come fai a scegliere un lavoro per passione? Ma sei proprio cretina!»;
• non avrò mai un lavoro per vivere, vivrò sempre per lavorare. E questo non mi dà né gioia né serenità.

Sono stata un’ingenua. Probabilmente. Sta di fatto che non amo più il mio lavoro, questa è una verità. Il problema è che non so come dirglielo.

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35 commenti su “Perdere l’amore (per il lavoro)

  1. Jeremy Merrick
    5 dicembre 2013

    😦

    • Bia
      5 dicembre 2013

      Già… è come la mia faccia quando ho realizzato… 😦

  2. rckhsl
    5 dicembre 2013

    Mi viene da dirti: diventa poly 🙂
    (http://en.wikipedia.org/wiki/Polyamory)
    (Trad: tieni questa cosa nello stadio in cui è, che la passione può succedere che si spenga, ma non per questo si deve gettare tutto al vento; e se ti capita lasciati innamorare di qualcos’altro).
    (Che razza di grillo parlante :D)

    • Bia
      5 dicembre 2013

      ahahah bravissima! Anzi, geniale! È proprio quello che devo fare, diventare poly. E non scherzo, anzi! Ora devo solo aspettare un nuovo amore… nel frattempo quello che è stato rimane, certo. Anche se mi fa sentire sola. Ma non perdo le speranze per un nuovo colpo di fulmine (o anche una tenera passioncina mi andrebbe bene).

  3. Giornalista Chiacchierona
    5 dicembre 2013

    Mi piace tanto questo post.
    Perché racconta una terribilissima verità per la quale discuto spesso con una persona che amo: mio fratello.
    Siamo opposti, io e lui: io ho passioni e talenti, ma il mio lavoro pagato discretamente e oggettivamente attendibile non c’entra un fico secco con i sopraccitati; lui ha passione e talenti e si tiene libero perché possa accogliere nella sua vita il momento in cui questi potrà farli diventare un’attività a tempo pieno.
    Io sbraito perché il suo “prendere tempo” significa una fatica in più per me – che potrei fare lo stesso, non sacrificarmi come faccio e tenermi il tempo libero in nome delle mie passioni – e un’umiliazione, inoltre, perché non è pensabile sostenere che la sua passione sia più importante della mia, e lui deve essere accompagnato fino alla sua realizzazione, mentre io non lo merito.
    E’ che lui ci crede, che ce la farà, e in nome di quello vive anche in un mezzo metro quadrato.
    In ristrettezze, ma quando poi c’è il bisogno non si può contare su di lui.
    Io non credo nella realizzazione di una passione e di una vita decente condotta grazie ai guadagni dati da un lavoro/passione e quindi ho smesso subito di combattere.
    Le mie passioni rimangono relegate al tempo libero, purtroppo.
    Perché hai ragione tu: il lavoro e la passione non possono andare di pari passo, laddove uno dei due viaggia sul binario dei soldi e l’altro sul binario della linfa che scorre nelle nostre vene.
    Amo scrivere e amo cantare.
    Ma dovrei fare entrambe le cose seguendo la regola del ‘fallo nel modo in cui fa circolare più denaro’ e quando io amo fare qualcosa lo voglio fare solo a modo mio, nel modo che più credo sia giusto, migliore.
    E’ come quando due famiglie combinano un matrimonio “per soldi”: l’amore non si fa comandare dal denaro, se non c’è, non cresce solo perché ci sono i soldi a colmare i buchi.

    • Bia
      5 dicembre 2013

      Mi ricordate mia sorella e me: lei è l’opposto mio 🙂
      Probabilmente se le condizioni in cui versa l’editoria fossero diverse (ossia se fosse meritocratica e basata su un sistema lavoro, invece che su un sistema sfruttamento-passioni) sarei felice di quello che faccio, pur con le difficoltà che ogni lavoro comporta. Ma non è la realtà, c’è poco da fare.
      Quindi mi pento solo di averlo capito tardi, ora devo rimettermi in gioco e cercare qualcosa di decente che presumo sarà molto lontano dal lavoro editoriale.
      Ma non mi pento di averci provato e di averci sbattuto la testa contro il muro: in fondo è la mia natura quella di essere un po’ “cazzona” 😉
      Spero che a tuo fratello vada meglio… 🙂 Tu di sicuro sei stata più lucida e più razionale, e questo aiuta il portafoglio (mica poco!).

    • Bia
      5 dicembre 2013

      ps. ma è fighissimo il tuo blog! 😀

      • kisal
        9 dicembre 2013

        Grazie per il primo commentone… a volte penso che aver messo in secondo piano la mia passione – a favore della razionalità e dei soldi – non sia stata un’idea geniale… però si sopravvive solo con i soldi e non potrò fare sempre affidamento al gioco di squadra che si fa ora, vivendo tutti in famiglia, ancora…
        Grazie, inoltre, per il tuo complimento al mio blog 🙂
        Vorrei riuscire ad avere più tempo per seguirlo e scrivere con gli stessi ritmi di prima… amo moltissimo le mie pagine e adoro realizzarne l’impostazione grafica come fosse un magazine.
        Un piccolo luogo di soddisfazione ed esposizione di me, come fosse una finestrella sul mio piccolo appartamento personale 😛

      • Bia
        10 dicembre 2013

        Sì, anche io considero così il mio blog, mi ci sto affezionando molto 🙂

  4. NonnaSo
    5 dicembre 2013

    cara mia, io vorrei tornare a quando ero piccola, e le mie passioni le collezionavo negli album. a figurine. Ora colleziono solo delusioni. Ma quegli album ce li ho ancora (candy candy, creamy, georgie…) mentre di questi me ne voglio disfare appena possibile. con le prossime pulizie di Natale. (senza neanche aspettarre la primavera, chè m’hanno come si dice… sonoramente rotto er…. ci siamo capite) 😀

    • Bia
      5 dicembre 2013

      Oddio, Creamy, Candy Candy e Georgie ❤
      Anche io voglio buttare via le delusioni, e per sempre, senza nemmeno il riciclaggio. A costo di ricominciare da zero.
      Solo che un conto è dirlo (ma è già qualcosa) e un altro è farlo… (di ripartire intendo)

      • NonnaSo
        5 dicembre 2013

        beh un pensiero che ti consolerà: le cose succedono anche quando non vuoi. il primo passo le fa già succedere, è questo il “bello” della vita.
        perchè succede con le cose brutte (dover “abbandonare un lavoro” = ti licenziano e buttano fuori) così come per le belle (cambiare, che è già sintomo di ricominciare, da un’altra parte). fidati, io sono di una lunghezza più avanti e.-.. ho visto cose

      • Bia
        5 dicembre 2013

        Già 🙂
        La mia è solo paura di rimanere incagliata e impazienza tipica del mio carattere, ma sotto sotto ho speranza che accada proprio come dici tu. Sperèm!

      • NonnaSo
        5 dicembre 2013

        altra rassicurazione. a forza, contronatura, contro la tua voglia, imparerai anche a rallentare il ritmo. a tenere solo alle cose per cui vale la pena (e a saperle riconoscere dalle cazzate, a distinguere importanze dalle urgenze, e privilegiare le prime mandando a stendere le seconde -create sempre e solo dagli incompetenti), e così via… imparerai la gioiosa arte di fare le cose con i tuoi tempi, con calma, e perfavore (detto dagli altri). vedrai!

      • Bia
        5 dicembre 2013

        Uh! Il perfavore… addirittura 😉
        hai ragione, funziona così e sono già su quella strada che, devo dire, mi piace anche molto.
        ora devo capire la direzione, ecco.

  5. masticone
    5 dicembre 2013

    post inquietante…
    comunque ti avevo scritto una mail e non mi hai proprio filato…
    devo proprio starti antepatico..

    • Bia
      5 dicembre 2013

      tu? una mail à moi??? ma a che indirizzo? non mi è giunta!

      • masticone
        5 dicembre 2013

        controlla spam allora va

      • Bia
        5 dicembre 2013

        trovato! ora rispondo 🙂

  6. lilaccci
    5 dicembre 2013

    Il fatto è che io non credo che esista un sistema meritocratico o una professione (a parte forse l’idraulico et similia) che sia pagata quanto dovrebbe e riconosciuta come dovrebbe. E’brutto da dire? Eppure io la penso così. Forse se uno mettesse tutto da parte, avesse la FORTUNA di trovare un posto fisso da segretaria a 1200 euro al mese, tanto per dirne una, allora ecco, forse in questo caso relegare gli amori e le passioni professionali al tempo libero non sarebbe poi così sbagliato. Ma il punto è che oggi anche le segretarie sono sottopagate e precarie… questo, per quanto off topic, è per dire che ormai tutti cara Bia non hanno un lavoro per vivere, ma vivono per lavorare (su più fronti e facendo cose che non si sarebbero mai sognati di fare), è una condizione di fatto. Quello che fa la differenza: avere comunque una passione, ed essere consapevoli (cosa che tu sei)… 😉

    • Bia
      5 dicembre 2013

      Sì, questo è assolutamente vero, infatti credo che in molti, se non tutti, vivano questa condizione.
      Il fatto è che, quando perdi un “amore”, poi bisogna fare i conti con un certo vuoto che è difficile da colmare. Quando metti “amore” in quello che dovrebbe essere il tuo lavoro e poi, di colpo, questo amore non c’è più, bisogna reinventarsi da capo e non basta un’uscita con le amiche per svagarsi, ecco, perché il lavoro ti dà il pane.

      Ora come ora, proprio per il motivo che dici tu, per me fare la segretaria a 1200 o fare l’editing di un libro a molto meno si equivalgono: ecco la fregatura che mi destabilizza.

  7. aninstellina
    5 dicembre 2013

    le tue parole sono metafora di tutto cio’ che é la realtà oggi: soprattutto disillusione. Bellissimo articolo, dove sicuramente molti potranno (purtroppo) rispecchiarsi…

    • Bia
      5 dicembre 2013

      Grazie cara! Certi articoli si scrivono proprio di pancia e cuore, ahimè…

  8. aninstellina
    5 dicembre 2013

    L’ha ribloggato su Le Journal de Ninae ha commentato:
    Disillusione anni 2000

  9. 3theperfectnumber
    5 dicembre 2013

    Son passata per caso, posso entrare?

  10. ottaluna
    6 dicembre 2013

    È da qualche giorno che latito, presa da altre cose… Ma ancora una volta trovo un post che mi piace e che condivido pienamente, perchè anch’io ho provato le stesse sensazioni, pur essendo il mio ambito lavorativo diverso.

    • Bia
      6 dicembre 2013

      Grazie, condividere una situazione simile è brutto per entrambi, ma almeno sappiamo di non essere sole… 🙂 Per me val tanto!

  11. La Gnoma
    9 dicembre 2013

    Credevo anch’io che lavorare nel campo dell’editoria fosse interessante e stimolante… Invece si sta rivelando quella gran fregatura che tu descrivi. E ci si sente anche deleteri per la cultura italiana…

    • Bia
      9 dicembre 2013

      Ciao gnoma (splendido nick!),
      sì è degradante il doppio, per quello che si è costretti a subire (come lavoratori) e per le “dietro le quinte” che impariamo a conoscere (come fruitori).
      Che, fire, ti faccio un grande in bocca al lupo e spero che almeno per te la situazione cambi.

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