Editoria Precaria (ma non solo)

Tra disoccupazione e precariato selvaggio

Avete letto Cazzullo?

2682988746Poco prima di cenare, ieri, è sorta una discussione molto animata sulla pagina facebook di Rete Redattori Precari riguardo un brano pubblicato dal Corriere della Sera in cui un suo noto (?) editorialista, tale Aldo Cazzullo, dà un’anticipazione del proprio saggio, «una riflessione sulla società di oggi e le aspettative dei ragazzi».

In pratica, la faccio breve, Cazzullo dice che i giovani di oggi sono molto bravi nei piagnistei, nelle lamentele nei confronti della società che non è all’altezza delle aspettative, mentre non si rendono conto che stanno molto meglio dei propri genitori o dei propri nonni, che hanno vissuto in una società in cui non c’era acqua corrente, la luce andava e veniva, era un Paese violento e bla bla bla.

E non è una provocazione. 

Sarei molto curiosa di capire che cosa scrive nel resto del suo saggio, perché se questa è un’anticipazione allora quel testo potrebbe essere il capro espiatorio di una vera rivoluzione. O almeno così pensavo.

Sotto quel post è nata invece una discussione molto interessante che ha mostrato diversi punti di vista. C’è chi sostiene che Cazzullo (ragazzi, è del ’66, quindi mi spiegate che difficoltà ha mai vissuto codesto omino?) non ha nemmeno diritto di parlare della condizione di oggi dal pulpito del suo posto di lavoro ben pagato e, dall’altra parte, c’è qualcuno che invece gli dà ragione, perché i giovani di oggi non fanno, si lamentano, non sognano, non alzano il culo.

precariIo, nel mio piccolo, vedo la mia realtà e quella di chi mi sta attorno. Vedo difficoltà lavorative ma anche esistenziali di donne (ma anche uomini) che si sono immesse nel lavoro circa 10-13 anni fa e che non hanno mai trovato un contratto decente, che fanno fatica ad arrivare a fine mese e che ogni anno ripartono con la stessa buona volontà. Senza fare progetti, pianificando ogni spesa, meditando di non potersi permettere un figlio, faticando e lottando ogni santo giorno. Per lavorare.

Vedo persone prese per il culo con contratti ridicoli, persone che si danno da fare accantonando sogni e rimettendosi in gioco in settori diversi (da art director a commessa, un bel salto no?) perché il pane, in qualche modo, bisogna pur portarlo a casa. E si baciano i gomiti per aver trovato quel lavoro. Vedo persone che vanno a ricostruirsi un futuro all’estero, esattamente come i miei nonni.

Questa gente… questa gente… HA IL DIRITTO DI DIRE CHE LE COSE NON VANNO BENE. Perché non è una lamentela sterile o un piagnisteo ma un flebile urlo nei confronti di un’ingiustizia che si ripete davanti agli occhi di TUTTI. Cazzullo compreso. Dipendenti pubblici o privati compresi. Dirigenti compresi. E che tutti, indistintamente, ignorano, finché non li tocca personalmente.

È un discorso lungo, difficile e forse sterile, ma da una discussione così accesa ho capito solo una cosa. L’Italia non sarà mai un Paese unito. Le difficoltà di molti non saranno mai le difficoltà di tutti, socialmente intesi.

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8 commenti su “Avete letto Cazzullo?

  1. NonnaSo
    23 ottobre 2013

    beh al sig. Cazzullo verrebbe voglia di scrivergli, mandandogli ovviamente il testo di certi annunci di lavoro tipo quello di ieri da 250 euro e chiedendogli di fare due conti e poi dirci quanto felici da 1 a 10 noi “giovani” dovremmo essere per queste interessanti opportunità di lavorare gratis o a spese nostre. Oppure, ci verrebbe voglia di chiedergli di fare il suo lavoro, il giornalista (?) e andare per strada a intervistare la gente,.
    Quella vera.

    • bia
      23 ottobre 2013

      Ma infatti… ne riceverà di risposte, spero…

      • NonnaSo
        23 ottobre 2013

        beh ma le ignorerà come tutto il resto..

      • bia
        23 ottobre 2013

        o, peggio, le leggerà e NON LE CAPIRA’!

  2. Pingback: Avete letto Cazzullo? | Giovane Carina e Disoccupata

  3. Kika
    23 ottobre 2013

    Ho letto quel pezzo di saggio, grazie per avercelo segnalato. Per carità, quello che dice sul mondo dei nostri nonni e bisnonni è vero; ma come può mettersi anche lui dentro quell’universo? E’ appunto nato nel ’66, non vedo a quali lotte sociali possa aver partecipato (se parlava del ’68) ed anzi lui è proprio della generazione che si è goduta i frutti migliori. Aveva vent’anni nell’86, epoca d’oro per tutti… Ha vissuto il terrorismo, le malattie? E be’, adesso sono problemi che si ripresentano sotto altri aspetti (anche noi abbiamo vissuto la paura per l’estremismo islamico, per l’AIDS, per la mucca pazza, per l’aviaria… c’è meno smog? Forse, ma dell’inquinamento elettromagnetico vogliamo parlarne?). Fosse un libro di incitamento scritto da un nonno che ha fatto la guerra potrei accettarlo, ma non lo accetto da lui. Tant’è vero che mentre deplora “quanto peggio stavamo noi” fa trapelare tra le righe, in realtà, una sottile nostalgia per il modo di vivere semplice e pulito della sua infanzia, i passatempi con cui si divertiva (che, proprio perchè visti da un bambino, non hanno nulla da invidiare a quelli odierni: come si sa i bimbi si divertirebbero anche con un pezzo di legno, se sapessero di avere solo quello).

    • bia
      23 ottobre 2013

      Completamente d’accordo. Pensa che quando l’ho letto pensavo che lui avesse 90 anni… e invece. Si dimostra solo cieco e sordo ed è ancora più grave che sia un giornalista!

  4. Pingback: Avete letto Cazzullo? | PhilosoBia

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Questa voce è stata pubblicata il 23 ottobre 2013 da in Disoccupazione e precariato con tag , , , , , , , .
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