Editoria Precaria (ma non solo)

Tra disoccupazione e precariato selvaggio

Sei disoccupato? Non ti preoccupare! (In 5 punti)

disoccupatoMi sono rifatta alla pubblicità di una scuola per “bocciati” che va in onda in questo periodo (orrenda) per prendere un po’ con ironia il tema della disoccupazione/precarietà infinita che, nelle cerchie delle mie amicizie, colpisce almeno una persona su due. Il 50%. Parlo di persone specializzate in vari campi, dall’insegnamento all’editoria, dalla commessa all’impiegato, dal medico all’accademico. No, non ci sono ingegneri nelle mie cerchie ma presumo che per loro vada molto meglio.

Quello che è emerso mentre ci scambiavamo qualche sfogo sulla condizione che ci ritroviamo a vivere è semplice ma allo stesso tempo complesso. (scusate il tono didascalico, ma è come se parlassi allo specchio)

1. Sei disoccupato: non fartene una colpa. È facile cadere nel baratro del “Non ho concluso niente nella vita”, visto che da ogni dove piovono messaggi più o meno velati di colpevolezza per chi si ritrova a vivere ancora coi genitori a 30 anni, per chi non ha internet sul cellulare, per chi non si può permettere visite mediche private, per chi non ha contributi pensionistici pagati, per chi va dai cinesi a prendersi i vestiti. Mi spiace, sarebbe bello potersi deprimere dandosi la colpa, evitando di guardare in faccia la realtà, ma sarebbe un errore grande come una casa. NON È COLPA TUA. Odi dare la colpa al sistema? Anche io, ma guardiamo i fatti: sei un idiota? No, non convincertene.

2. Sei un genio incompreso dalla società? Be’, no, ammettilo ed evita vittimismi inutili. Hai sicuramente qualità da coltivare, capacità uniche e che si possono valorizzare, ma anche se fossi Einstein, è solo dopo morto che il mondo se ne accorgerebbe, quindi inutile preoccuparsi di quanto sia ingiusta la vita. Il sistema non va bene, è un dato di fatto, ma non sederti sugli allori. Pensa positivo e rimani centrato su te stesso, non perderti di vista nemmeno un attimo e sorridi perché finché c’è vita c’è speranza, ma soprattutto c’è possibilità di fare. Quindi fai, fai, fai. Lavora, in senso lato, e in qualche modo sarai ripagato se lo fai per te stesso.

3. Sognare fa bene, soprattutto di notte. È bello poter vagare con la mente verso realtà parallele che poco o nulla hanno a che fare con la nostra, ma indugiare troppo su realtà improbabili ci fa perdere di vista le possibilità concrete e contingenti. Esempio: ti piacerebbe vivere in America? Santo cielo: spegni la tv e comincia a studiare inglese, per l’ennesima volta, ma per la prima volta seriamente. Oppure: ti sei stancato del tuo lavoro/professione e vorresti fare il contadino? Comincia ad affittare un orto o ad aiutare qualche pensionato che ce l’ha (e se cominciate con annaffiare vi assicuro che sarà contento) e prova a vedere se è davvero quello che ti piace. Tutte quelle belle frasi come “i sogni aiutano a vivere” e bla bla bla lasciamole un pochino agli adolescenti… Agisci!!

4. La vita è bella, ma bella di brutto. Inutile che piangi sulla difficoltà della tua generazione, sulla sfiga di nascere già “con un cazzo nel culo” (cit. “Che tempi” di Fabri Fibra 😀 ), su tutti i problemi che inevitabilmente ti affliggono. Sì, i tuoi genitori probabilmente hanno avuto una vita lavorativa più semplice. Sì, se hanno raggiunto la pensione possono sembrarti gli dei dell’Olimpo. No, tu non avrai mai le loro possibilità. Ma chissenefrega! I tuoi nonni, se hanno fatto qualche guerra, di sicuro stavano peggio di te. Sprecare tempo a pensare a quello che ti manca è davvero stupido. Sì, se avessi fatto altre scelte sarebbe stato diverso, ma non sai come. Prova a pensare a quello che hai e SFANCULA un po’ il mondo, con rabbia sì, ma mai con rassegnazione.

5. Ricarica le energie, te ne servono tante. È vero che è faticoso vivere da precario/disoccupato. Molto più che per un qualsiasi lavoratore che a fine mese si acchiappa il suo stipendio. È mentalmente faticoso e mette a dura prova. Servono energie quasi infinite per poter vivere secondo i primi 4 punti e quindi serve un bel generatore per ricaricare le pile. Ognuno ha il suo. Per me è la natura: datemi un prato, un mare sconfinato, una luna luminosa e lasciatemi lì per almeno 3 ore senza sbattimento alcuno e senza persone in esubero (ergo, sola va meglio). Dopo avrò una prospettiva un po’ meno angosciante della vita. Oppure per alcuni può essere lo sport, un libro (può fare miracoli), un viaggio, la moto, ballare ecc. Fai ciò che ti fa sentire viva, vinci la pigrizia e, ancora una volta, fai, vai, ricaricati. Tempo ne hai, non trovare scuse imbecilli, non raccontartela!

Forse ci sarebbero altri cento “Punti” da sottolineare, mi viene in mente per esempio la paura, come gestirla e come trarne benefici e non panico… ma forse quella è la base per tutti questi cinque punti, perché il disoccupato fondamentalmente ha paura (del domani, dell’oggi e degli errori del passato). E la paura paralizza. Bisogna mandarla affanculo e rispondere con il fare.

(Posto qui il video di Fabri Fibra, personalmente lo adoro, ma so che molti non lo sopportano. Eppure certi brani sono universalmente “spessi” e sono i miei preferiti).

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15 commenti su “Sei disoccupato? Non ti preoccupare! (In 5 punti)

  1. NonnaSo
    24 giugno 2013

    articolo spettacolare.. posso ribloggarlo per i “miei” disoccupati? Gliele ho dette e ridette queste cose ma c’è ancora qualcuno che fa il piagni piagni… repetita juvant ^^

    • bia
      24 giugno 2013

      Caspita, certo che sì, è un onore 🙂

  2. NonnaSo
    24 giugno 2013

    L’ha ribloggato su Giovane Carina e Disoccupatae ha commentato:
    disoccupati come impenitenti scolari fannulloni che “bucano” gli esami? NO NO E POI ANCORA NO! Un pò di dignità e soprattutto, maniche rimboccate: si trattasse anche solo per uscire in giardino a coltivare le rose…

    • bia
      24 giugno 2013

      😀 grazie!

      • NonnaSo
        24 giugno 2013

        e di che? è un onore mio!

  3. scassandralverde
    24 giugno 2013

    Oh, che bellezza !
    … fa tanto The Big Kahuna: http://www.youtube.com/watch?v=gqQPOYZo6Fs

    • bia
      25 giugno 2013

      addirittura!! quel monologo è spettacolare sul serio 🙂

  4. lilaccci
    4 luglio 2013

    Bia, ti adoro ufficialmente. E’quello che tento di fare tutti i giorni della mia vita e di dire a TUTTI coloro che, intorno a me, stanno come/peggio/meglio di me ma non perdono tempo a provarci, troppo impegnati a lamentarsi. P.S.concordo su alcuni testi innegabilmente veri di Fibra! 😉

    • bia
      4 luglio 2013

      Ciao cara! sì siamo in tanti che ce lo ripetiamo, non è facile ma dobbiamo lottare contro chi cerca di farci sentire dei falliti senza speranza, perché NON È COSì!! Non vedo l’ora di rileggerti!! 🙂

  5. Kika
    28 settembre 2013

    Che fortuna incappare in questo post (e nel tuo blog!) Mi hai dato un sacco di carica, specialmente col punto 4. che parla di pensieri – negativi e positivi – che mi sono passati per la testa più volte. Per me è stata dura capire del tutto che non farò la vita che avevo immaginato anche inconsciamente fin da piccola, quella di seguire le tracce dei miei genitori. Quando uno passa 30 anni con una concezione in testa, trasmessa come cosa normale fin da piccoli, è difficile cambiare prospettiva; a qualcosa del passato tendi comunque ad aggrapparti. Io l’ho trovato, quel qualcosa, proprio pensando ad un mio bisnonno, vissuto in un’epoca in cui non esistevano tutele di alcun tipo e il lavoro andava inventato continuamente. Il mondo è cambiato, sì, e la mia vita sarà comunque ancora diversa dalla sua; ma sapere che esistono più modi di affrontarla, di sopravvivere (e vivere anche bene!) aiuta a mettere da parte la paura. E sì, la paura “bisogna mandarla affanculo e rispondere con il fare” 🙂 Grazie infinite!

    • bia
      28 settembre 2013

      Caspita,grazie a te! È dura… difficile non farsi prendere dal panico ma come dici tu dipende tutto da noi. Complimenti a te e direi…facciamoci forza a vicenda! 🙂 un abbraccio e grazie per il tuo prezioso messaggio

    • Lorenzo
      4 gennaio 2014

      Coraggio…pazienza…perseveranza…speranza…fede…soliderietà…amicizia…famiglia…natura…alba…sole…i miei splendidi 2 bimbi di 3 e 4 anni…libertà da capi stronzi e pezzi di merda..libertà dalla schiavitù di miseri stipendi…libertà di non dover possedere un auto….questo vedo dopo il mio licenziamento!

      le bollette, il mutuo, la tares….ma VAFFANCULO…SE PROPRIO DOVRO’ FARLO ANDRò a vivere in una tenda al mare con la mia canna da pesca e mille albe di speranza davanti ai miei occhi…(cervicale a parte)….DOPO LE NUVOLE E DOPO LA NOTTE PIU’ BUIA ARRIVA SEMPRE IL SOLE….

      NON MOLLATE….AGITE COME DEI FORSENNATI PER VIVERE FINO ALL’ULTIMO RESPIRO DI VITA…ne vale sempre la pen…anche per vedere una ”semplice alba fronte mare odove vi pare…)

      Mandiamo a casa

      Lorenzo ( 40 anni padre di 2 bimbi…licenziato 5 mesi fa e adesso disoccupato).

      • Bia
        4 gennaio 2014

        Grande Lorenzo. Leggo forza e positività tra le righe e nelle pieghe di una inevitabile rabbia. Grazie del tuo commento!

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  7. Pingback: Disoccupato fallito sarai tu! | Editoria Precaria (ma non solo)

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Questa voce è stata pubblicata il 24 giugno 2013 da in Disoccupazione e precariato con tag , , , , , , , , , , , , .
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