Editoria Precaria (ma non solo)

Tra disoccupazione e precariato selvaggio

L’inizio della fine

Quelo, aiutami tu!!

Quelo, aiutami tu!!

Sento che si sta avvicinando. Un momento topico. Ieri mi sentivo euforica per questo, oggi in una nube caotica di punti di domanda. Sta iniziando la fine del mio contratto da dipendente, ma è anche l’inevitabile inizio della mia disoccupazione con la D maiuscola.

Non sono veggente e nemmeno scaramantica, ma il livello di amarezza ha raggiunto il limite massimo e quindi, in un modo o in un altro, la fine è prossima e dentro di me è già iniziata, sta già agendo, in concreto e in astratto.

Il sussidio di disoccupazione è/sarà decisamente misero, ma almeno sottraggo le spese del viaggio da pendolare, che spariranno come d’incanto. Poi avrò 24 ore a disposizione. Figata, certo, ma mica le posso far passare inutilmente.

È quindi tempo di muoversi e ZACCCCHETE, tornano i mille dubbi su come farlo, in che direzione.

Del tipo: l’altro ieri ero convinta di prendermi una seconda laurea (magari utile stavolta) di tre anni. Oggi già mi sembra un pensiero distante e torno allora all’ipotesi di fare la precaria redattrice editoriale. È una possibilità concreta che mi rende felice come un criceto senza ruota. Allora penso di lasciare tutto per un… diciamo tre mesi e andare a studiare come si deve l’inglese, in modo da non sembrare un cinese incazzato quando parlo.

«La risposta è dentro di te», dice il saggio Quelo. E ha ragione, ma si è nascosta troppo bene. E poi è sbagliata.

Perché non si tratta di una scelta solo lavorativa/professionale/di formazione, a 35 anni è anche una scelta di vita. Per esempio, tra le ipotesi c’è anche fare un figlio. Ok, ok… questa è grossa e la scarto subito, ma in molti la vedrebbero come la soluzione di tutti i mali (io no).

Come si fa a capire che cosa è giusto, saggio e ideale per sé? Si attende che il tempo passi e la soluzione arrivi da sola? Mi prende già l’ansia. Un passo alla volta… un passo alla volta… Respira, ok. I pensieri negativi sono sempre dietro l’angolo eh. E INVECE NO, bisogna cambiare angolo. Ok, ok… cambiare angolo. L’orologio biologico fa tic-tac-tic-tac-tic-tac. E NO! Spaccalo sul muro. Potrei fare finta di avere ancora 20 anni, passare la settimana a studiare e i weekend a sbronzarmi. E CHE SCHIFO DAI! NO! Eh no, in effetti.

Respira… respira… respira. C’è grossa crisi. Quanto stiamo andando? Come? Dove?

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9 commenti su “L’inizio della fine

  1. NonnaSo
    5 giugno 2013

    ohibo… credo di aver ceduto al mio orologio biologico… ma ho “partorito” una gattabigia invece del figlio (mancando la materia prima.. forse devo ringraziarne il cielo: almeno non mi è venuta la tentazione)… no! no no no e no! TE lo dico io come devi impiegare il tuo tempo!
    Facendo le cose che non hai mai avuto il tempo di fare, che hai sempre rimandato, che ami, che adori fare, e FREGANDOTENE del resto!
    Vedrai che qualcosa di buono ne fiorirà…

    • bia
      5 giugno 2013

      Eh sì, ma mi piacciono cose così inutili… e devo anche mangiaaaare!
      Però lo so che hai ragione… no panic, mi devo continuare a dire. E andare avanti e FARE.
      E poi anche io ho già partorito una gatta e mi basta e avanza 😉

      • NonnaSo
        5 giugno 2013

        se avessi pensato “lo shopping o il blog sullo shopping o quello sulla gatta sono inutili” a quest’ora non avrei tutti followers che ho, e non ci starei costruendo una carriera da social media manager, copywriter o quant’altro riuscirò a inventarmi.. ti pare? Niente è inutile finchè ‘è anche una sola persona che ci crede… e ci sei tu.

      • bia
        5 giugno 2013

        sì, io ci sono, presente presentissima 🙂

  2. NonnaSo
    5 giugno 2013

    te lo dice una Disoccupata DOC (denominazione origine coicontrocazzi) 😀

    • bia
      5 giugno 2013

      ahahahah! anche io voglio essere doc!

      • NonnaSo
        5 giugno 2013

        eh comincia a fare la gavetta carina… ahahaa

  3. intervistedalmondo
    6 giugno 2013

    Bia … evviva le cose inutili
    prova a pensare solo cio’ che ti rende felice … senza pensare ai soldi e soprattutto senza farti troppe paranoie
    e’ difficilissimo lo so, ma e’ la terapia che mi sto costringendo a seguire
    ti abbraccio
    anto

    • bia
      7 giugno 2013

      Grazie mille Anto 🙂 Spero proprio di avere la forza di farlo (ma ce la metto tutta e so che andrà bene!). Per il momento metto tutte le energie nel cercare di avere almeno la parte di soldini che mi spetta… così finisce l’incubo “lavoro non pagato”. E poi pronti partenza viaaaa, mi rileggerò il tuo suggerimento ogni volta che serve 🙂 Baci!

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