Editoria Precaria (ma non solo)

Tra disoccupazione e precariato selvaggio

Ho fatto la mia prima seduta di coaching e…

coaching-crossroads

Il coaching dovrebbe aiutare a capire i piccoli passi da fare per raggiungere un grande obiettivo personale, professionale, emotivo ecc.

Visto che odio le sabbie mobili in cui sono caduta, professionalmente (ma forse non solo), ho pensato di raccogliere un suggerimento di una mia preziosa amica e di fare qualche seduta di coaching. Che cosa è? In pratica paghi qualcuno che ti “alleni” a gestire meglio la tua vita o, meglio, a raggiungere i tuoi obiettivi e, prima ancora, a focalizzarli meglio.

Prescindiamo dal fatto che proprio ieri sera su Mtv c’era Il Testimone di Pif (che adoro) e che casualmente ha fatto una puntata proprio sul coaching (e non solo, anche sullo Scia-managing e sul counseling olistico […]). Prescindiamo, perché già prima di vedere questa trasmissione partivo con grandi pregiudizi, figuriamoci dopo.

Ma conoscendo la mia ritrosia al cambiamento “attivo”, ho pensato che dovevo proprio provare. Sia mai che io lasci qualche cosa di intentato. Ci metto un po’ a decidere, forse, ma poi mi butto.

Mi è costato 50 euri e lei (la mia “coach”) ha speso per me due ore e mezza. Direi un costo più che accettabile a livello di tempo. Poi mi ha esortato a stabilire un obiettivo.

Fosse facile! Sono qui apposta, pensavo. E nel frattempo parlavo del mio lavoro. In summa, il mio obiettivo è risultato essere il lavoro come redattrice esterna per una casa editrice scolastica. Non che ci volesse il coach per questo, è sempre stato il lavoro che più ho amato, ma avevo abbandonato il sogno perché sono stufa, arci stufa, arcistra stufa del mondo editoriale.

Ma nonostante le mie remore, questo è, per il momento, l’unica strada praticabile. O, meglio, che posso tentare per avere un lavoro che sia utile e mi faccia imparare tante cose, ossia che abbia le caratteristiche che io ricerco in un impiego e che oggi invece non ritrovo. Anzi, trovo l’opposto.

Be’. Utile sì, questo coaching. Indispensabile… forse no.

È difficile spiegare perché un lavoro è tanto bello quanto merdoso (bello perché mi motiva e per i motivi suddetti, merdoso perché non viene valutato bene economicamente e umanamente). È difficile anche far capire perché un lavoro di cui mi sono innamorata mi abbia anche fatto disinnamorare.

Insomma… abbiamo stabilito questo obiettivo: tornare a collaborare con queste case editrici. Per farlo devo essere positiva, chiedere, informarmi ecc. Non è che prima non sapessi queste cose… ma lei era tanto entusiasta che ho un po’ assecondato questo atteggiamento. Anche perché si è impegnata parecchio e quindi i soldi li meritava tutti.

Perché mi sento ancora vuota e confusa? 
Ecco. Perché? Forse qualcosa è andato storto…
Forse che forse invece che da un coaching sarei dovuta andare da un analista?

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17 commenti su “Ho fatto la mia prima seduta di coaching e…

  1. Jeremy Merrick
    8 maggio 2013

    Ti capisco.. sono in un momento molto simile..

    • bia
      8 maggio 2013

      ecco, magari salta il coaching… 😉

      • Jeremy Merrick
        8 maggio 2013

        Non ne ho bisogno, ho già tante persone che sembrano sapere chi sia io e cosa voglia fare.. peccato che io invece non lo sappia… 😉

  2. simopaperina
    9 maggio 2013

    premesso che i soldi per il coach non ce li ho e sfrutto tutte le amiche che ho, compresa una che è pure consulente filosofica, mi è parso un modo per vedere le cose in una prospettiva diversa. Certo, di sicuro hai smosso qualcosa che ti ha lasciato l’amarezza per un lavoro amato, ma sfruttato e pesante. Ritentare sulla stessa via ti permette di sfruttare il tuo bagaglio culturale e lavorativo, ma se non te la senti più non mi sembra la soluzione migliore. E’ così difficile reinserirsi, una volta fuori….e io ne so qualcosa. Speriamo arrivi l’occasione giusta per tutte!

    • bia
      9 maggio 2013

      La consulente filosofica! 🙂 anche io ho visto vari corsi, ma costano troppo per le mie tasche. A parte questo, spero anch eio arrivi un’occasione giusta, anche se davvero non so più dire da dove vorrei venissero nuove proposte… La tentazione estrema è di fare la contadina… o di scappare all’estero…

  3. Anonimo
    10 maggio 2013

    quando andrai dall’analista scriverai un commento su come ti ha fatto la seduta, quanto ti è costata e se si è impegnata o meno….stai sul pezzo e porta avanti il tuo obiettivo, se è quello vero e corretto per te…non dare valutazioni, ne a te ne agli altri e fai quello che “devi” [vuoi] fare….fai una scelta [una] e falla diventare la tua chiarezza leggendaria, non permettere a nessuno di fermarti…….e buon viaggio!

    • bia
      10 maggio 2013

      Andare dall’analista era una specie di provocazione per sottolineare il disagio che vivo di questi tempi, ma non ci andrò (ho già fatto la mia bella terapia quando ne avevo davvero bisogno!). Quanto a fare ciò che devo (voglio), lo farò… ma non è facile stabilire gli obiettivi e bisogna solo capire bene le modalità perché in fondo non si vive di pane e progetti ;). Vedremo, e grazie!

  4. aplife
    14 maggio 2013

    Diciamo anche che una sessione di coaching non può essere d’aiuto se dietro non c’è un percorso di coaching. Il coach aiuta perché c’è, anche quando non c’è. Perché si ha la sessione, perché nonostante non chieda e non debba sapere per forza a che punto sei con il tuo obiettivo, ascolta e costruisce le strade assieme a te. Per fare questo c’è bisogno di creare una relazione di coaching tra coach e coachee, che cresca il rapporto di fiducia e che il coach si senta libero di poter sfidare il coachee. Pertanto il mio consiglio è quello di non abbandonare il percorso intrapreso e perseverare (almeno per altre tre sessioni!) 🙂

    • bia
      14 maggio 2013

      Sì, ci penserò… 🙂 grazie!

  5. guido mura
    25 maggio 2013

    La soluzione di tutto non è fare coaching o andare dall’analista o lavorare nell’editoria, ma fare l’analista: diventa tutto molto più semplice. Perché nella vita bisogna essere sempre dalla parte giusta: essere medico anziché paziente, magistrato anziché imputato, critico anziché scrittore, banchiere anziché cliente della banca, rockstar anziché pubblico e così via…

    • bia
      26 maggio 2013

      🙂 verissimo… ma mi sa che ho perso il treno allora, sob.

  6. intervistedalmondo
    2 giugno 2013

    Tieni duro … 🙂
    Antonia

    • bia
      2 giugno 2013

      🙂 🙂 grazie, ci provo…

  7. paolo vitale
    2 giugno 2013

    ciao, ho visto che segui spesso il mio blog e sono venuto a curiosare nel tuo…mi è caduto l’occhio su questo post visto che oltre a occuparmi di orientamento e ricollocazione professionale, la mia specializzazione è proprio nel coaching. Ti dico la mia? Ne vedo tanti che usano il coaching per aiutare qualcuno ad avere un obiettivo lavorativo e perseguirlo. E’ SBAGLIATO E DELUDENTE (per la persona che cerca lavoro). Il coaching si usa in altri casi. Ecco perchè a parte una iniziale sensazione di positività poi tutto si sgonfia. Per trovare un lavoro si usano altre tecniche, proprie della RICOLLOCAZIONE (OUTPLACEMENT). E’ tutto un altro discorso…
    Spero che la tua ricerca comunque sia stata positiva nel frattempo….

    • bia
      3 giugno 2013

      Ah ecco 🙂 mi pareva che mancasse un pezzo.
      Ad ogni modo sono ancora in alto mare, ma macino tante idee. Chissà che cosa ne viene fuori…
      Grazie cmq!

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Questa voce è stata pubblicata il 8 maggio 2013 da in Disoccupazione e precariato con tag , , , , , , , , , , , .
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