Editoria Precaria (ma non solo)

Tra disoccupazione e precariato selvaggio

Tutti uniti nella RESILIENZA • Come vivere nonostante…

Siamo tutti un po' come questo albero, tipico esempio figurato della nostra resilienza.

Siamo tutti un po’ come questo albero, tipico esempio figurato della nostra resilienza.

Ho da poco fatto “mio” questo concetto. O, meglio, da molto è già “mio”, come credo di tutti i giovani e non giovani italiani, ma non ne ero consapevole. Leggo su Wikipedia: «In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità». Nell’ultimo libro di Luca Mercalli (Prepariamoci, Chiarelettere), che non ho letto ancora ma voglio farlo presto, si definisce la resilienza come la capacità di affrontare serenamente un futuro più incerto.

In parole povere: avere la capacità di stare a galla quando sei immerso nella merda fino al collo. Ovviamente mi riferisco alla situazione che tutti noi, più o meno, stiamo vivendo in Italia. I “traumi” a cui siamo sopravvissuti sono quelli economici, politici e di mercato del lavoro. No perché ci vuole una gran forza a non farsi travolgere. Ancora non le avevo dato un nome, ma c’è, ed è appunto resilienza.

Non vedi prospettive future, fai fatica ad arrivare a fine mese, non sai come sarà la tua vita tra 5 anni perché proprio non puoi immaginare che cosa farai e dove sarai, non sai come sarà la tua vita tra 5 mesi per lo stesso motivo (tra 5 giorni è probabile che sarai come oggi ma non ne sei sicurissimo), non puoi fare progetti personali/familiari che includano una casa, un figlio, un viaggio, non credi alla politica della depressione, hai esose rate della macchina e la benzina che ti costa quanto esse, non puoi permetterti lo psicologo, non puoi permetterti niente ma tutti intorno a te parlano di i-Phone, i-Pad mentre sono in coda il mercoledì mattina al supermercato (sono in cassa integrazione come te). Il pianeta è sommerso dai rifiuti e dall’inquinamento, la Corea gioca al “piccolo nucleare” e scoppiano bombe qua e là. In Africa si muore ancora di sete e fame e dio è morto da un pezzo.

Insomma, più ti guardi intorno più senti l’ansia crescere. Più ti guardi dentro e più senti impotenza. Eppure vivi. Ogni giorno ti alzi e lo fai pure con il sorriso a volte. L’alternativa sarebbe solo il suicidio, quindi meglio sorridere. Se non è resilienza questa…

Per quanto mi riguarda mi riconosco molto nel popolo “resiliente”, seppur non sia sempre facile, e devo riconoscere che ho notato certi cambiamenti in me. Sono molto più INTOLLERANTE nei confronti di chi fa finta che vada tutto bene solo perché non ha la sensibilità o l’intelligenza di capire che invece va tutto male a livello sociale e civico, sono più ATTENTA ai sentimenti atavici (quali quelli legati alla famiglia, per esempio) e cerco soddisfazioni in questo ambito: è più importante ciò che sento di ciò che faccio. Riesco a distinguere PROGETTI POSITIVI da quelli speculativi: mi riempie di gioia sentire un giovane che tenta fortuna all’estero, mentre mi inaridisco molto quanto sento parlare di marketing per un progetto aziendale o produttivo.

Non sono cambiata, sono sempre stata così, ma queste caratteristiche mie si sono acuite e sviluppate parecchio. Solo così riesco a vivere alla giornata, altrimenti ci sarebbe davvero da impazzire. Solo così riesco a sentirmi viva in questa paralisi sociale che mi ha contagiato e ogni mia giornata ha in sé un sacco di emozioni. Piango e rido di cuore, un giorno sì e uno no.

Oddio, forse sono già pazza!? Non credo, ma anche se fosse sento sempre energia dentro di me, ed è l’unica cosa che non mi fa morire dentro. Essere resilienti significa “VIVERE NONOSTANTE“. Non sarà sempre così, ma finché c’è energia c’è speranza. Se c’è speranza c’è movimento, dentro e fuori. Se c’è movimento c’è cambiamento. Se c’è resilienza c’è una via d’uscita.

 

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9 commenti su “Tutti uniti nella RESILIENZA • Come vivere nonostante…

  1. simopaperina
    18 aprile 2013

    condivido su tutta la linea ❤

    • bia
      18 aprile 2013

      Grazie! Mi sento meno sola… anzi, se hai suggerimenti di resilienza tienimi aggiornata 😉

      • simopaperina
        18 aprile 2013

        “In parole povere: avere la capacità di stare a galla quando sei immerso nella merda fino al collo”: quanto ho riso (amaramente, anche). Fa piacere non essere soli, credo di aver raggiunto un buon grado di resilienza pure io, ehehehehe 🙂

      • bia
        18 aprile 2013

        😉

  2. Morelle Rouge
    18 aprile 2013

    Ci devo pensare, ma per ora posso dire che “resilienza” è una bella parola, e suona benissimo, talmente bene che ne vorrei scrivere pure io.
    Ma non lo so, non lo so. Per il momento la pronuncio ad alta voce, per girarmi in bocca il suono.

  3. NonnaSo
    19 aprile 2013

    spettacolo. Resiliamo a oltranza!

  4. rckhsl
    22 ottobre 2013

    “/18 aprile 2013
    Ho da poco fatto “mio” questo concetto. O, meglio, da molto è già “mio”, come credo di tutti i giovani e non giovani italiani, ma non ne ero consapevole. Leggo su Wikipedia (…)”

    Ma tu sei me!!! Inquietante, seriously.

    • bia
      22 ottobre 2013

      E mi sa che siamo in tanti ad essere te e me 😉

  5. Pingback: Tutti uniti nella RESILIENZA • Come vivere nonostante… | PhilosoBia

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