Editoria Precaria (ma non solo)

Tra disoccupazione e precariato selvaggio

Contratto a tempo indeterminato: che valore ha oggi?

ordine-giornalisti-nazionaliMe lo chiedo da un po’ di tempo, ossia da quando, dopo diversi anni in redazione, ho scoperto che quello che mia madre vedeva come la risoluzione di tutti i mali è solo un pezzo di carta per fare bella figura con gli altri editori o con il padre eterno, non so.

Lo so, per molti giornalisti e redattori precari sto bestemmiando e chiedo scusa se offendo la sensibilità di qualcuno, il tema è delicato e lo so perché anche io per anni sono stata precaria, in guerra fredda coi redattori interni che a volte scaldavano la sedia mentre io sudavo per avere i miei 100 euro. Ma vi giuro che stare dall’altra parte a volte è un’arma a doppio taglio. Almeno lo è nel mio caso.

Firmi il tuo bel contratto a tempo indeterminato, non sei convintissima perché ti lega a orari e regole, appunto, a tempo INDETERMINATO, termine che fa venire un po’ di ansia e che da free lance non consideri mai. Ma di contro hai il vantaggio delle ferie (cioè, giorni in cui si lavora e si viene pagati! Mi sembrava un sogno all’inizio) e la malattia e tanto altro. E puoi anche cazzeggiare un giorno intero che il tuo stipendio non cambia. E poi accumuli contributi (per quanto vani) e la liquidazione.

Quindi, vai dall’altra parte, nel bene e nel male. Alla fine, a fatica, ti abitui ai colleghi fancazzisti, a essere sfruttata perché sei abituata a lavorare a cottimo (da free lance più lavori e più sei pagata, quindi tieni il ritmo ben alto), a fare anche i lavori degli altri magari con un misero stipendio da praticante di 900 euro al mese mentre gli altri sono capo redattori a 2500 euro al mese. Rinunci alla libertà e all’autonomia, ma ti dici che è il prezzo da pagare per una vita più sicura.

Ok, questo quando le cose vanno bene, quando l’editore ha i soldi. Quando inizia la crisi le cose cambiano, però. E scopri che la 13a e la 14a (ebbene sì, stipendi dati a muzzo, per un free lance, ma su cui poi fai i tuoi conti) sono un optional. Che anche lo stipendio diventa un optional. Che se provi a dire qualcosa, del tipo: “Avrei un mutuo da pagare”, diventi quella ingrata sfruttatrice di un povero imprenditore a pezzi che fa di tutto per portare avanti la baracca.

Ma non è così. Io ho firmato un contratto, ho rinunciato a certe cose in nome di una sicurezza maggiore in termini economici. Mi sono fatta un mutuo in nome di questa sicurezza. E se le cose vanno male va tutto in vacca? Certo, lo capisco, ma allora non tenermi a lavorare A GRATIS, se non puoi mantenermi più.

Licenziami, no? E no, non ho la liquidazione.
Ehm… scusa? Non ho capito. NON HAI LA LIQUIDAZIONE? 

Allora che valore ha quel pezzo di carta con cui ti sei vestito da salvatore dell’umanità anni fa? Che valore hanno i miei progetti di vita fatti in nome di questo contratto?

Direte: ci sono i sindacati. Certo, e sono anche agguerriti, ma mi sembra di sparare sulla croce rossa.

Mah, staremo a vedere, di sicuro sono sempre più lontana dal pensiero che il contratto a tempo indeterminato, così come è strutturato ora, sia davvero una soluzione. Non lo è per il lavoratore quando tutto entra in crisi, non lo è per il datore di lavoro. Lo cambierei volentieri con un contratto che dia valore al merito, a partire magari dagli statali.

Il tempo indeterminato in sé non ha un valore legato alla professionalità oggi. Questo per dire che non aspiro a un altro contratto simile, anzi lo eliminerei proprio dal sistema se ci fosse un mercato del lavoro sano, ma mi sembra davvero utopistico pensare che possa esistere nel nostro povero Paese, dove più sei giovane e più ti sfruttano, più sei bravo e più ti sfruttano, più sei sveglio o semplicemente intraprendente e più pensi ad andartene da qui.

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16 commenti su “Contratto a tempo indeterminato: che valore ha oggi?

  1. NonnaSo
    10 aprile 2013

    mah… io ho fatto un pò il percorso opposto (licenziata con un calcio in c..dopo 8 anni di onorato servizio, con il beneplacet dei sindacati – che anzi ci hanno venduti dicendo che era colpa nostra che non siamo mai scesi in piazza, se ora non avevamo più potere per opporci alle decisioni aziendali -). Da comoda occupata a tempo indeterminato a…in mezzo a una strada. Assaporo la libertà, lo scegliermi i miei orari, la compagnia della mia gatta, ritrovare i miei valori, certo, a volte mi sento anche fortunata… ma non sapere come portare in tavola una pagnotta “sicura”, o capace di coprire il mio affitto (non ho mai potuto aprire un mutuo… non posso dre garanzie) e le poche altre spese, non è una gran bella sensazione.
    Onestamente oggi non saprei che scegliere ma a volte, un diavoletto mi sussurra che era meglio svendersi per poche lire sicure. Se c’è ancora qualcosa di sicuro a questo mondo.

    • bia
      10 aprile 2013

      Sì esatto, «se c’è ancora qualcosa di sicuro». Io non voglio sputare sul piatto in cui ho mangiato e sui risultati che sono frutto di giuste lotte per i diritti dei lavoratori degli anni ’60 e ’70. Anzi… che qualcuno li benedica.
      Purtroppo però cambiano le condizioni sociali ed economiche e quel famoso contratto oggi è anacronistico: non si può avere un milione di disoccupati GIOVANI e molti lavoratori ipergarantiti sulla base di un benessere che ora non c’è più.
      I sindacati poi… ecco, un altro triste capitolo attuale. Avevano senso e utilità fino a due decenni fa, forse, ma oggi? Tutelano il più debole? Tutelano chi non ha diritti? No tutelano solo chi diritti ne ha, e manco quello, a volte, come nel tuo caso e forse anche nel mio…
      Ci vuole la garanzia del lavoro… non del contratto, e questo purtroppo manca…
      La pagnotta sicura è davvero l’unica cosa che conta e la garantisce solo una società che produce e non sperpera. Il tuo diavoletto ha ragione, al di là degli ideali, perché una indipendenza economica, di qualsiasi entità, è l’unica cosa conta nel lavoro. Ma il sistema non funziona e quindi uno si ritrova a casa con tutte le sue competenze vanificate.
      (e cmq in bocca al lupo… il discorso è molto più ampio e complesso, lo so… ho voluto solo dare un esempio di come si “ingrippa” il sistema)

      • NonnaSo
        10 aprile 2013

        Nono anzi! Hai dato un bell’estratto di “reality dall’altra parte della barricata” che un po’ mi conforta.. Tipo sapere che non ero io il problema ma tutto un sistema incancrenito.. Sai a volte l’auto stima cala un po’ quando hai tutto contro…

      • bia
        10 aprile 2013

        Eccome, conosco bene la sensazione… :/

      • NonnaSo
        10 aprile 2013

        Vedi? Anche tu sei un’antica perfetta x me ! :))))

      • bia
        10 aprile 2013

        ahahah! “antica” è un lapsus freudianoooooooooo 😀

      • NonnaSo
        10 aprile 2013

        Ahahaha si autoreferenziale ovviamente. Hai visto il mio nickname: nonnaso non è perché sono famosa per la lucidità e svegliezza mentale………… Ahahah scusa! Io odio il correttore dell’iPhone

      • bia
        10 aprile 2013

        Ma no figurati!! Mi hai fatto troppo ridere perché, per la cronaca, io sto scrivendo dal divano con vestaglia, copertina e gatta… 😀

      • NonnaSo
        10 aprile 2013

        Io pure!!! Sono uscita x fare due passi ma la calca di una milano in piena fiera del mobile mi ha ricacciata a casa, da brava nonna, mugugnando frasi piene d’odio tipo: “mai più senza mazza rotante in borsa quando esco”, o “sui giovani d’oggi ci…” …

      • NonnaSo
        10 aprile 2013

        Ps va beh ma poi cancellati sti commenti che non centrano niente col tuo bel post….;)

      • bia
        10 aprile 2013

        😀 milano piena di gente è insopportabile… la calca in generale è insopportabile!
        ps. ma no che cancello, tanto non legge nessiuno 😛

      • NonnaSo
        10 aprile 2013

        Ma smettila! Certo che legge qualcUNO: io!!!! Vedrai che col tempo…

  2. bia
    10 aprile 2013

    ah! ho finito la possibilità di rispondere!!! be’ cmq grazie 🙂

  3. Leggiamo leggiamo 🙂 Non c’è nulla di indeterminato, per definizione. L’unica cosa stabile è il cambiamento. Purtroppo il contratto a t.i. non vale nulla se dall’altra parte c’è un imprenditore in crisi. Certo tutti i vantaggi di cui parli esistono eccome, ma il giorno in cui ti dice “non ho i soldi”, indeterminato o no, cambia poco. Tu sei l’unica cosa a tempo indeterminato 🙂 In bocca al lupo e complimenti per il tuo blog, per la tua professione e per il modo in cui scrivi. Simona

    • bia
      17 aprile 2013

      Grazie mille Simona! Devo tenerlo sempre a mente… sono l’unica a t.i. 😉

  4. Pingback: Contratto a tempo indeterminato: che valore ha oggi? | PhilosoBia

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