Editoria Precaria (ma non solo)

Tra disoccupazione e precariato selvaggio

Lavoro: 35 anni e sentirli tutti

tempodibilanciCome si fa a non sentirli? A me sembra di avere vissuto già almeno sette vite. Se non vogliamo parlare di rughe ok, ma nella testa si sentono eccome, se non altro per i ricordi che si accumulano ed emotivamente hanno un loro peso (a volte dolce altre amaro).

La crisi colpisce quasi tutti e pare vada di moda ribattere con la frase di Einstein sulla “crisi come possibilità” ecc. È vera, certo. Verissima. Ma molti di quelli che la tirano in ballo sottintendono che chiunque non colga le opportunità profssionali/lavorative che solo una crisi può offrire è solo un povero imbecille, uno che si dà alla pigrizia. E diciamo allora che in certi contesti un vaffanculo ci sta eccome.

35 anni e ti stupisci di quanta voglia hai ancora di fare, di credere, di sperare, di metterti in gioco. Io stessa non pensavo che avrei avuto ancora tanto entusiasmo nei confronti della vita di quanto ne avevo a 18. Certo, i contenuti sono diversi (magari mi esalto più per qualcosa che scrivo/creo/leggo/scopro che non per un coglione su un palco), ma la voglia di vivere e di agire c’è ed è ancora più strutturata di prima.

Le capacità. Le celeberrime “skills“. Chi più chi meno, tutti ne abbiamo almeno una. E sul lavoro, qualsiasi esso sia, emergono, che si tratti di concentrazione, manualità, lungimiranza, creatività, empatia, perseveranza o altro. Con quasi 10/15 anni di lavoro dovremmo avere capito quali sono i nostri punti di forza e quali quelli di debolezza. Cosa che a 20 anni è pressoché impossibile.

Le possibilità. Qui casca l’asino. Per moltissimi settori non ci sono le possibilità. O non sono pagate. Non per avere dignità, almeno. E allora che si fa? O come Don Chisciotte oppure si fa come dice Einstein, ci si reinventa, tutto da capo. Erase and rewind. Ok, mi piace. Pronti via.

Da dove si parte? NON LO SO! Potrei ripensare alla mia vita, agli errori fatti, ai “se avessi scelto un’altra università”, ai “ma non è stata colpa mia”, a tutti i “se” e i “ma” che ammazzano anche la mente più sana. Ma decido di NO. Potrei anche sforzarmi di adeguarmi per quanto possibile al sistema che ci vuole brillanti, giovani, inglese perfetto, tedesco magari, francese sei un figo, disponibile a trasferte, partita iva, esperti start upper, smart, flessibili, autonomi, leader, proattivi, autonomi ma che lavorano in team, senza orari per 800 euro al mese, orientati al marketing ecc. Be’, decido di NO.

Ci vorrebbe un bel consulente di orientamento professionale. In mancanza di quello, si va di buon senso: parto dai miei desideri, da quello che sono, analizzo ciò che per me è importante sul lavoro e vedo se il rasoio di Occam così improvvisato mi dà qualche risultato.

Ce ne sono di possibilità. Reinventarsi commessa, pasticciera, parrucchiera, emigrante, continuare a fare il mio mestiere senza alcuna tutela spinta da una passione impallidita. Basta solo scegliere… Ok, devo scegliere: quali sono le più fattibili? Le più concrete? Le più attuabili seppur difficili? Coinvolgono solo te o anche famiglia? Sei disposta a spiegare a tutti che non fai più la giornalista? Qualsiasi scelta fai, sarai felice o una che si accontenta ai tuoi occhi? Dove sta la felicità per te? Che valore ha il tipo di lavoro che fai, per te?

Non è semplice. Mi pongo queste domande ogni fottutissimo giorno. Felice che almeno me le posso ancora fare, queste domande. Non so se mai riuscirò a dare qualche risposta a tutte queste domande, ma prima o poi arriverò a una soluzione, tra qualche solito e periodico attacco d’ansia e di paura, so che ci arriverò. Ho fiducia.

Ecco cosa ho imparato dalla crisi e dai miei 35 anni: che non mi abbatte. Ecco l’opportunità che la crisi mi sta offrendo: di essere più forte (anche solo più forte della “pazzia”, magari). Sto imparando che io sono io, seppur precaria, senza lavoro, senza stipendio fisso. Sono io e sono la mia ricchezza. E a chi viene fuori con ‘sta frase trita e ritrita di Einstein, che tanto piace soprattutto agli imprenditori, io citerei il Marchese del Grillo…

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Ps. La celebre (e bella solo se contestualizzata in modo pertinente) frase di Einstein: «Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla».

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3 commenti su “Lavoro: 35 anni e sentirli tutti

  1. elenaromanello
    4 aprile 2013

    Ciao
    guarda, io mi sono reinventata a 40 anni, tornando su quello che era il mio sogno da ragazza, cioè fare la giornalista e occuparmi di cultura, dopo anni di scelte e lavori sbagliati, e anche se è difficile anche solo farsi dare due spiccioli non tornerei a fare l’impiegata, la segretaria o la data entry precaria nemmeno morta.

    • bia
      4 aprile 2013

      Ciao! Sono contenta per te, non c’è niente di più bello che inseguire i sogni e vedere che si realizzano. È sempre difficile fare le scelte giuste, e forse non sono mai giuste o sbagliate in assoluto, l’importante è sentirsi a proprio agio con ciò che si fa. Nel mio caso sono un po’ stufa del mio vecchio sogno e ne sto cercando uno nuovo, ma da trasformare in progetto,come hai fatto tu!

  2. Pingback: Lavoro: 35 anni e sentirli tutti | PhilosoBia

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