Editoria Precaria (ma non solo)

Tra disoccupazione e precariato selvaggio

Estero, che “passione”!

Un'antica mappa del mondo.

Un’antica mappa del mondo.

Stamattina mi è capitato di leggere un articolo di approfondimento sulla “fuga-non-fuga” degli italiani all’estero. Lungi dall’essere solo una tendenza giovanile (intendo dei neolaureati o under-30), è un vero e proprio fenomeno che coinvolge persone in età da lavoro (cosiddetta), padri e madri di famiglia, single e chi più ne ha più ne metta.

Ammetto di essere una vittima del fascino che l’estero sprigiona, soprattutto in questo periodo di grigiore civile, politico e sociale. Ma questo “fascino” non dipende tanto dall'”erba del vicino”, che è sempre più verde, quanto da una necessità di respirare aria pulita. Mi spiego: un luogo dove regni l’educazione civica. E non pretendo che regni sovrana, altrimenti sarebbe come “la città del sole” di Campanella (utopia), ma mi piacerebbe che almeno la maggior parte della gente sapesse che cosa sia.

Ed esistono luoghi così. Eccome. Anche in Europa. Vogliamo parlare dei paesi del Nord, per esempio? Ecco: vivo come un sogno l’idea di non trovare cafoni in fila per il biglietto del tram che spintonano, il passeggiare per il centro senza aggrapparsi alla borsa per paura degli scippi, l’avere marciapiedi puliti senza cacche di cane ovunque, l’avere mezzi puliti a disposizione anche di notte… il poter essere fiduciosi che il prossimo che ci rivolge parola non voglia fregarci, dal tassista al fattorino, dal datore di lavoro all’impiegato della posta.

Già, forse sono solo una povera sognatrice di mezza età. E pensare che a 25 anni non volli espatriare perché avevo fiducia che le mie capacità mi avrebbero portato bene. NO. Dopo 10 anni vivo la disillusione, la mancanza di stimoli, la frustrazione di chi ha voglia di fare e non ha i mezzi, perché lavoro ce n’è, se vuoi, anche quello che ti piace, ma a 700 euro al mese per 40 ore settimanali, quando ti va bene.

Ecco che l’estero allora rimane lì, dietro l’angolo, come la possibile svolta felice, seppur (ammettiamolo) dolorosa. E mai, mai, mai dire mai.

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6 commenti su “Estero, che “passione”!

  1. elisewinrigby
    27 marzo 2013

    Quelli che riescono più facilmente ad espatriare sono quelli che non pensano ai tanti risvolti negativi che una partenza può comportare. Sono d’accordo con te nel dire che l’estero non è un paradiso in terra, e che le difficoltà che si possono incontrare qui in Italia sono ormai un fatto internazionale. Ma siamo ancora speranzosi di poter ricevere, in qualche parte del globo, un trattamento migliore.

    • bia
      27 marzo 2013

      Già… e speriamo che nessuno ci tolga mai questa questa speranza! Purtroppo quando si supera l’età degli entusiasmi “Ingenui” (che sono anche i più belli e proficui) si tende a pensare di più e agire di meno, ma confesso che l’idea di prendere sul serio l’estero, nonostante tutto, è davvero consolante e chissà… 🙂
      (grazie per il commento, sei la prima in assoluto! 🙂 )

      • elisewinrigby
        27 marzo 2013

        Spero tu possa riuscire in quello che credi 🙂 A volte è anche solo il pensiero di avere un’alternativa lontana a darci una spintarella nei nostri progetti.
        Di nulla!!

  2. guido mura
    9 aprile 2013

    Se potessi e se avessi qualche anno di meno, emigrerei anch’io senza tanti rimpianti.

    • bia
      10 aprile 2013

      Già… anche io. Ma mi piace pensare che si è sempre in tempo 🙂

  3. Pingback: Estero, che “passione”! | PhilosoBia

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Questa voce è stata pubblicata il 27 marzo 2013 da in Disoccupazione e precariato con tag , , , , , , , , , , .
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