Editoria Precaria (ma non solo)

Tra disoccupazione e precariato selvaggio

Lavoro (?) come redattrice

Fare la redattrice, essere giornalista con tanto di tesserino e iscrizione al famigerato Albo dei giornalisti (che le divinità l’abolissero, insieme a molti altri!) può sembrare davvero un sogno.

Anzi, lo è. Perché anche io ero esattamente una di quelle neo laureate che vedeva questo lavoro, soprattutto in casa editrice libraria, come una vera passione che permetteva pure di guadagnare. Cioè, mi spiego: leggi, scrivi, impari, correggi, rendi migliore un testo. E per farlo sei anche pagata? Sì, mi sembrava un sogno.

Salvo poi farlo sul serio, quel lavoro.

Tra le caratteristiche un lavoro (qualsiasi!) deve avere c’è anche la dignità. Un lavoro deve essere DIGNITOSO, altrimenti rischia di minare le basi della salute, a lungo andare. Salute psichica, ma non solo.

Senza fare troppa filosofia, arriviamo al sodo. STIPENDIO. Si lavora per i soldi, non importa quanto grande sia la passione con cui si svolge un’attività: questa deve essere sempre remunerata. Altrimenti si parla di altro (volontariato, per esempio).

E quindi subito mi sono accorta che il lavoro che avevo scelto faticava ad essere dignitoso. Ma la gioventù porta anche ad essere fiduciosi, a pensare che esista (se non negli uffici almeno nell’universo) la meritocrazia: mi sbatto, sono bravina, vedrai che tra qualche anno sarò ricompensata di tutta questa fatica gratuita (o quasi).

Ebbene no. dopo 10 anni si combatte sempre per la stessa cosa. ESSERE PAGATI. E magari anche in modo giusto. Chiariamoci: nessun redattore spera di diventare ricco, altrimenti avrebbe scelto un’altra carriera. Certo però si spera di arrivare a fine mese, magari con la pancia piena e un tetto sopra la casa. Insomma, tutto si ricollega al tema della dignità.

Detto questo, mando cv, chiamo, cerco collaborazioni (sì perché scordiamoci il contratto di questi tempi) e il sogno rimane nella mia testolina insieme al teletrasporto, alla vincita all’Enalotto e al Principe azzurro.

Ora aspiro a fare la commessa, bio magari, certa che il cassetto dei sogni ha davvero tanto, tanto, tanto spazio 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 4 marzo 2013 da in Disoccupazione e precariato con tag , , , , , , , , .

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